Archeologia, clamorosa scoperta in Grecia: nuova luce sul regno di Agamennone

giovedì 23 Settembre 12:08 - di Redazione
Micene

La civiltà micenea potrebbe essere rivisitata alla luce di una clamorosa scoperta,  che potrebbe contribuire a ridisegnare i confini del regno di di Agamennone  nel Peloponneso della tarda età del bronzo. Una scoperta che confermerebbe il racconto dell’Iliade di Omero. Si tratta del rinvenimento di tre spade, di fogge caratteristiche delle produzioni micenee palaziali, databili nell’ambito del XIV secolo a.C.; ovvero nel periodo di pieno fulgore dei palazzi micenei di Micene, Tirinto e Pilo. I manufatti sono stati messi in luce dagli archeologi dell’Università di Udine, coordinati da Elisabetta Borgna, nello scorso mese di agosto; durante la decima campagna annuale di scavo della necropoli della Trapezà di Eghion in Acaia, nel Peloponneso occidentale, dove il gruppo udinese collabora dal 2010 a un più ampio progetto del Ministero greco della cultura.

Civiltà micenea, sensazionale scoperta archeologica nel Peloponneso

L’Adnkronos dà conto di questa importante scoperta. Rinvenute durante l’indagine di una delle tombe apparentemente più semplici e modeste, le spade molto probabilmente erano appartenute ad altrettanti guerrieri residenti in una comunità situata sulle propaggini montane dell’Acaia orientale, da cui si controllavano il centro di Eghion, la pianura costiera e il mar di Corinto. Le scoperte di quest’anno si aggiungono a quella delle scorse campagne, quando l’indagine di un’altra tomba – la tomba 6, assai più ampia e profonda – ha portato alla luce ricchi corredi di ceramica e gioielli, nonché di un deposito di oggetti in bronzo che comprendeva una monumentale cuspide di lancia da parata, preliminarmente interpretata come dotazione di una figura particolare – un ufficiale, sovrintendente o governatore locale – legato all’autorità centrale di Micene.

La scoperta conferma il racconto di Omero

Lo scorso agosto gli archeologi hanno condotto inoltre indagini nell’antico villaggio individuato nel 2015 qualche centinaia di metri più a sud della necropoli. Fondato in età pre-micenea, verso l’inizio del II millennio a.C., l’abitato ebbe lunga durata. Quest’anno è stato riportato alla luce un imponente edificio con focolare centrale del tipo a “megaron”, caratteristico dell’architettura micenea. All’indagine sul campo presso la Trapezà, il gruppo di ricerca dell’Ateneo di Udine è invitato a collaborare dal direttore del museo di Eghion, Andreas Vordos, nell’ambito di un ampio progetto del Servizio Archeologico greco per il Ministero greco della cultura nell’area archeologica dell’antica città di Rhypes. Le campagne avviate nel 2010 e concentrate dal 2012 sui contesti funerari – un nucleo di tombe a camera scavate nella sabbia coesa del substrato di un pendio collinare – sono supportate, oltre che dall’Ateneo di Udine, dal Ministero italiano degli Affari esteri e dall’Institute for Aegean Prehistory di Philadelphia.

Il sistema politico-sociale ed economico dei regni micenei era rigidamente centralizzato e dunque certi beni strategici come le armi avevano circolazione controllata e accesso limitato. “Prodotte nelle officine centrali – spiega Elisabetta Borgna – esse erano conservate nei magazzini palaziali ed erano per lo più distribuite all’occorrenza agli uomini chiamati alle armi o erano detenute da guerrieri e ufficiali con ruoli specifici nell’ambito dell’amministrazione palatina. È dunque raro che durante la piena età palaziale, ossia quando era più efficiente e rigoroso il sistema di controllo dei palazzi, nelle tombe, e in particolare in quelle appartenenti a necropoli periferiche, venissero deposte delle armi; quando avveniva, queste ultime erano certamente incaricate di esprimere indicazioni rilevanti sullo status e sul ruolo dei defunti”.

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