Una pornostar italiana inguaia il premier belga De Croo. In Rete le chat dello scandalo (video)

venerdì 20 Agosto 16:51 - di Luisa Perri
de croo

La storia è diventata uno dei fatti del giorno e campeggia sulle home page dei principali quotidiani. Il premier belga Alexander De Croo ha perso la testa per la pornostar italiana Eveline Dellai.

Un fatto di gossip riportato in Italia per primo dal sito Mowamg, sul quale si sono fiondati tutti (senza citare la fonte, come accade sempre più spesso). Il Corriere della Sera ha addirittura intervistato la signorina Dellai, cercando di carpire qualche particolare piccante sulla relazione avviata via chat con il politico che guida una maggioranza Vivaldi (una grande ammucchiata senza sovranisti).


De Croo e l’attrice dei film con Rocco Siffredi

«So che sei in Belgio il 24 novembre, ci vediamo?», scriveva nel 2019 il politico belga alla signorina Dellai, che ha confermato l’insistenza dell’attuale premier belga. All’epoca l’attuale capo di governo era soltanto un semplice ministro delle Telecomunicazioni. 

«De Croo mi aveva scritto in occasione di un mio spettacolo in Belgio, chiedendomi di vederci». La pornostar trentina 28enne ha avuto una certa notorietà anche in tv in Italia, per le sue ospitate con la sorella Silvia (con la quale gira film a luci rosse) nelle trasmissioni di Barbara d’Urso

La rivelazione nel libro “I becchini del Belgio”

Alla base dello scandalo che coinvolge De Croo, uno scambio di messaggi avvenuto quando il 46enne, sposato e padre di due figli, era ministro per le Telecomunicazioni, e rivelato dal giornalista Wouter Verschlden nel libro uscito nel luglio 2021 I becchini del Belgio. Conversazioni finite poi anche su YouTube, pubblicate dal produttore belga di film hard Dennis Burka.

Non è il primo scandalo sessuale che coinvolge autorevoli esponenti politici. Il più recente riguarda l’attrice hard Stormy Daniels aveva citato in tribunale Donald Trump, quando era diventato presidente degli Stati Uniti. Mentre per le cene di Berlusconi ad Arcore e la conseguente bufera mediatica erano scese in campo le donne di Se non ora quando. Le stesse che, ora che si tratta delle donne afghane, non proferiscono parola. 

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