Ricolfi: «Draghi non ha salvato la Patria, sta ripetendo gli stessi errori di Conte»

giovedì 5 Agosto 10:27 - di Giorgia Castelli
Ricolfi

«Riconoscersi nel piano di riforme, in concreto, credo significhi soprattutto mettersi in condizione di avere qualche voce in capitolo quando si tratterà di decidere in dettaglio a chi distribuire le risorse. Da questo punto di vista sarebbe strano che non ci fosse un partito di Draghi. Se invece per partito di Draghi intendiamo una formazione politica che si presenta al voto, tenderei a dire che già c’è, ed è il partito di Calenda che, a differenza di quello di Renzi, non è macchiato dal peccato originale». Lo afferma il sociologo e politologo Luca Ricolfi, in un’intervista a Il Giornale, esplorando la possibilità che, il consenso che accompagna il lavoro del premier in carica, possa trasferirsi su un partito politico che faccia riferimento a Draghi. Peccato originale? «Quello di avere un leader che, con la scusa di salvarci da Salvini, ci ha regalato un anno di follie dei Cinque Stelle, dal reddito di cittadinanza alla riforma della giustizia di Bonafede».

Ricolfi, quanto potrebbe valere un ipotetico “partito-Draghi”

Quale spazio elettorale potrebbe avere un ipotetico “partito-Draghi”? «In teoria – risponde Ricolfi – il solito 10-15% del centro. In pratica potrebbe essere molto di meno se, come è verosimile, l’operazione venisse mal condotta (vedi il caso del partito di Monti)».

«Draghi non ha salvato la Patria»

Ci sono stati premier tecnici in passato che all’inizio sembravano dei salvatori della patria ma poi, domanda Il Giornale, alla prova del consenso si sono sgonfiati. Pensa che anche Draghi rischi questa parabola? «Sì, temo di sì. Perché anche Draghi, finora almeno, non ha salvato la Patria, ci ha solo liberati da Conte (il che non è poco). La Patria è tuttora in pericolo (…) Nel senso che Draghi non è stato in grado di evitare la quarta ondata (del resto, come avrebbe potuto, confermando Speranza?). Inoltre, nessuno sa se l’ulteriore ingente debito pubblico che l’Italia si appresta a fare ci costerà, oppure no, una nuova crisi finanziaria quando la politica della Bce sarà tornata alla normalità».

Ricolfi: «Draghi sta ripetendo gli stessi errori di Conte»

Il Giornale gli chiede al politologo poi se ha visto un cambio di passo dal governo Conte a quello Draghi.  «No, se parliamo della politica sanitaria», risponde Ricolfi. «La vaccinazione sarebbe decollata anche con Conte e Arcuri, sia pure ad un ritmo più lento e con maggiore disorganizzazione. Per il resto Draghi sta ripetendo esattamente gli stessi errori di Conte: pochi tamponi, lockdown tardivi, nessuna app efficace per il tracciamento, nessuna messa in sicurezza delle scuole, nessun rafforzamento del trasporto locale, medicina territoriale senza seri protocolli di cura».

Sull’obbligatorietà del vaccino

E infine la domanda se sia giusto obbligare gli insegnanti a vaccinarsi. «Solo gli insegnanti? E i lavoratori, sempre a contatto con altri adulti? E chi sale su un autobus? Imporre la vaccinazione a una categoria mi pare un po’ arbitrario. E in ogni caso, comunque la si pensi, sarebbe un abuso: un trattamento sanitario non può essere imposto con un vaccino non approvato».

 

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