Morta a Rimini “Mamma Ebe”: la santona che fu per anni al centro delle cronache giudiziarie

sabato 7 Agosto 16:55 - di Penelope Corrado
mamma Ebe

È morta ieri all’età di 88 anni all’ospedale Infermi di Rimini “uno dei personaggi più noti e controversi delle cronache giudiziarie di inizio secolo: Gigliola Giorgini, che tutti conoscevano come Mamma Ebe, la santona di Carpineta”. Ne dà notizia il ‘Corriere di Romagna’.

Aveva un esercito di adepti in Emilia Romagna

La donna “si è spenta per gli effetti inestinguibili di una neoplasia. Oggi il funerale con il feretro che partirà dall’ospedale Infermi di Rimini. Alle 15 il parroco di S. Ermete celebrerà il rito funebre. Poi la bara di Mamma Ebe sarà trasferita per la tumulazione al cimitero monumentale di piazzale Umberto Bartolani. Nata a Pian Del Voglio (Bo) nel 1933 la Santona di Carpineta si era guadagnata questo soprannome come vertice della ‘Pia Unione di Gesù Misericordioso’. Assieme ad un numeroso manipolo di adepti che la seguivano, riceveva tanti “fedeli” nelle sue capacità di guarire tramite un mix di medicinali, placebo e preghiere ed aveva instaurato una delle sue basi operative in una villa padronale posta sulle pendici della frazione cesenate di Carpineta”.

Mamma Ebe fu al centro di diversi processi per oltre trent’anni

E’ una storia ultratrentennale di guai con la giustizia quella di Mamma Ebe, al secolo Gigliola Ebe Giorgini, la ‘santona di Carpineta’ finita al centro di arresti clamorosi, processi, condanne e accuse pesantissime, che hanno ispirato anche un film del regista Carlo Lizzani. Benedizioni, ‘esorcismi’, pomate per curare ogni tipo di male: Ebe Giorgini, nata a Bologna nel 1934, finì al centro delle cronache nei primi anni Ottanta, quando furono aperte inchieste in varie parti d’Italia su di lei e il suo ordine religioso, mai riconosciuto dalla Chiesa.

Nelle case gestite dal gruppo in provincia di Vercelli, nel Pistoiese e a Roma, avvenivano gravi abusi fisici e psichici. Il gruppo estorceva ai malati sarebbero beni e denaro. Tutto in cambio di guarigioni operate con riti pseudo-religiosi.

Il film di Carlo Lizzani dedicato a Mamma Ebe

 

Il primo arresto nel 1984: associazione per delinquere e truffa

Mamma Ebe viene arrestata per la prima volta nell’aprile del 1984. L’ordine di cattura parla di associazione per delinquere, truffa, sequestro di persona, abbandono dei malati ed esercizio abusivo della professione medica. Reati commessi nella duplice veste di santona e di imprenditrice, alla testa di un vero e proprio impero finanziario. La Chiesa, ovviamente, non aveva mai riconosciuto l’ordine religioso che ha fondato, la “Pia Unione di Gesù misericordioso”. Nel marzo dell’87 viene condannata ad 8 mesi di reclusione per associazione a delinquere. Un altro arresto arriva nel novembre del 1988.

Nel 2011 una condanna per violazione delle norme antidoping

Nonostante le condanne, la donna non ha mai rinunciato alla sua attività di guaritrice. Attività che avrebbe esercitato somministrando ai suoi pazienti e fedeli intrugli a base di erbe e psicofarmaci e che le è costata una condanna in Cassazione nel 2011 per violazione delle norme antidoping, in seguito alla quale le è stata anche confiscata ”Villa Gigliola”.

La santona: “Niente farmaci, impongo solo le mani”

Nel corso del processo, Mamma Ebe si è sempre difesa dicendo di aver solo imposto le mani e di non aver mai dato indicazioni sull’assunzione di farmaci, anzi di aver sempre consigliato a tutti di rivolgersi ai medici. Secondo quanto accertarono le forze dell’ordine, alla ‘guaritrice’ si sarebbero rivolte centinaia di persone, di tutte le età, anche genitori che facevano benedire per telefono i figli piccoli, solo per farli smettere di piangere.

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