L’ex-ambasciatore Pontecorvo punta il dito sul sostegno fornito al presidente afghano Ghani, poi fuggito

venerdì 27 Agosto 11:13 - di Paolo Lami

Stefano Pontecorvo, già ambasciatore italiano in Pakistan, che per conto della Nato coordina le operazioni all’aeroporto di Kabul, ha un’idea molto precisa dei motivi per cui l’Occidente si ritrova ora in questa situazione in Afghanistan. E ritiene che “buona parte” della colpa per quello che è accaduto negli ultimi mesi va ricercata nel “presidente Ghani“, che ha costruito un castello di carta e non è riuscito a fare il suo lavoro”. Ma “anche noi – osserva – dobbiamo fare una riflessione perché questo signore lo abbiamo sostenuto“.

Per Pontecorvo è “epocale” ciò che è accaduto in Afghanistan negli ultimi mesi. E in un’intervista a Il Messaggero, dopo la strage di Kabul, spiega che “fuori dal perimetro dell’aeroporto è difficile intervenire” e che “le informazioni erano state passate ai Talebani, che hanno in mano la gestione del Paese”.

Il futuro dell’Afghanistan, Pontecorvo lo vede “sicuramente governato dai Talebani“, che fanno i conti con un “Paese che ancora non conoscono bene” e che all’inizio, non essendo dei “grandi cosmopoliti” rivolgeranno “tutta” l’attenzione “ai rapporti con i Paesi vicini” e “soprattutto alla Russia“.

Pontecorvo afferma di temere che “nel medio periodo” Kabul “possa diventare campo di battaglia per una guerra tra Isis e Talebani“. Una situazione che pagherà, prima di tutto, la popolazione.

L’Isis ha deciso di colpire “perché cercano bersagli visibili e l’aeroporto in questo momento era un obiettivo perfetto per farsi pubblicità” in un Paese in cui gli attentati “sono all’ordine del giorno“, che è “quasi un modo di vita, al quale però gli afghani non si devono abituare” anche perché “adesso l‘Isis sta cercando di far capire ai Talebani che devono fare i conti anzitutto con loro”.

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