L’analisi spietata di Kissinger: ecco dove e perché gli Usa hanno fallito in Afghanistan

venerdì 27 Agosto 9:59 - di Roberto Frulli

Una decisione presa senza alcun preavviso, nessun accordo preliminare né con gli alleatiItalia compresa – né con gli stessi afghani e, infine, una grave mancanza di flessibilità e di visione creativa al punto da non capire che, tra il pieno controllo dell’Afghanistan o il ritiro totale, c’era una terza via da percorrere, per lasciarsi alle spalle 20 anni di impegno militare nel Paese, che prevedeva la sensibilizzazione delle nazioni vicine minacciate dalla presenza del terrorismo: Henry Kissinger, ex-consigliere per la Sicurezza nazionale Usa ed ex-segretario di Stato, fa, sull’Economist, un’analisi spietata dei molti, troppi errori compiuti dagli Stati Uniti tanto nella gestione del quotidiano quanto nel momento del disimpegno.

Kissinger, forse il più visionario e strategico dei molti consiglieri che si sono avvicendati nell’amministrazione Usa, è crudo e diretto ma molto realistico nel passare in rassegna i motivi per cui le cose non hanno funzionato come avrebbero dovuto.

Occorre “un’attenta riflessione per capire come mai l’America si sia ritrovata a dare l’ordine del ritiro, con una decisione presa senza preavviso né accordo preliminare con gli alleati e con le persone coinvolte in questi vent’anni di sacrifici – ragiona Kissinger. – E come mai la principale questione in Afghanistan sia stata concepita e presentata al pubblico come la scelta tra il pieno controllo dell’Afghanistan o il ritiro totale“.

“Ci siamo persuasi – ammette Kissinger nel l’intervento sul quotidiano britannico ripreso dal Corriere della Sera – che l’unico modo per impedire il ritorno delle basi terroristiche nel Paese era quello di trasformare l’Afghanistan in uno Stato moderno, dotato di istituzioni democratiche e di un governo insediato su base costituzionale“, ma “una tale impresa non poteva prevedere un calendario certo, conciliabile con i processi politici americani“.

Per Kissinger, “la lotta ai ribelli poteva essere ridimensionata a contenimento, anziché annientamento, dei talebani” e “il percorso politico-diplomatico avrebbe potuto esplorare uno degli aspetti particolari della realtà afghana: che i Paesi confinanti, anche se in aperta ostilità tra di loro e non di rado con l’America, potessero sentirsi profondamente minacciati dal potenziale terroristico dell’Afghanistan“.

Dunque per Kissinger lì era parte della soluzione e “una diplomazia creativa avrebbe potuto distillare misure condivise per debellare il terrorismo in Afghanistan. Questa alternativa non è mai stata esplorata”, conclude l’ex-segretario di Stato, convinto che l’America non possa “sottrarsi al suo ruolo di attore chiave nell’ordinamento internazionale”.

Commenti

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  • Banchero 28 Agosto 2021

    Se lo dice Henry ci si può credere!

  • giorgio rapanelli 28 Agosto 2021

    Dopo l’atto terrroristico dell’Isis, in cui hanno perduto 13 militari statinitensi (uno era medico), un presidente vecchia maniera avrebbe potuto dire “rimaniamo in Afghanistan per punire gli autori terroristi della strage di americani e civili afghani e chiediamo il pieno appoggio del nuovo governo afghano (dandogli così pure il riconoscimento politico)”. Invece se l’è squagliata, dimostrando agli americani e al mondo che i democratici sanno eleggere solo degli inetti teorici, che fingono di piangere bdavanti alle telecamere, come d’altra parte in Italia.

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