La sfida di Gasparri: «Con la Cina non ho niente di cui scusarmi. Confrontiamoci, io sono qui»

mercoledì 11 Agosto 11:06 - di Liliana Giobbi
Gasparri

«Non ho niente di cui scusarmi». Lo afferma Maurizio Gasparri in un’intervista al “Corriere della Sera”.  «Ho visto che stanno montando una polemica utilizzando anche profili nati solo per questo. I miei collaboratori stanno verificando se ci sono toni passibili di denunce. Lo ribadisco: la Cina è una vergogna e non per quello che dico io, che è trascurabile nel panorama mondiale. Ma anche solo per quello che sostiene il presidente Biden». Il senatore azzurro spiega che aver scritto in un tweet sulle Olimpiadi che la Cina è «la vergogna del mondo» e che è «un dovere disprezzarla», era solo una battuta.

Gasparri: «La Cina nega tutti i diritti al suo popolo»

«Ripeto, è una battuta. Ma politicamente su questi temi io ho organizzato un convegno appena tre settimane fa. Erano ospiti dall’ambasciatore Terzi a Francesco Zambon. E sono pronto a organizzare un dibattito pubblico con i loro dirigenti per confrontarci. Ci stanno? Io sono qui». La Cina, insiste Gasparri, «nega tutti i diritti al proprio popolo. Non pratica la democrazia. Non si vota. Si pratica la pena di morte e si reprimono minoranze come gli Uiguri».

La concorrenza sleale dei colossi pubblici

Inoltre, «si inquina in maniera gigantesca nel totale silenzio del “gretismo”. Non ci sono diritti sindacali e sociali, viene praticata a livello planetario una concorrenza sleale da colossi pubblici cinesi. Colossi che applicano il dumping per conquistare mercati con prezzi convenienti. Ciò che esportano supera di gran lunga in valore ciò che importano».

La contraffazione di marche e prodotti

«Clonano prodotti e praticano contraffazione di marche e prodotti, anche italiani, venduti attraverso un colosso cinese del commercio elettronico. Sono un pericolo sotto il profilo cyber. Non hanno collaborato in modo esaustivo con organismi sanitari internazionali per verificare origine e diffusione del Covid. Che altro devono fare per meritare il biasimo?».

Gasparri: «… e dovrei vergognarmi io?»

Non si rischia di legittimare la “caccia al cinese”? «I cinesi», risponde Gasparri, «non sono a rischio qui per quello che facciamo noi. Ma per lo sfruttamento al quale spesso sono costretti, perfino bambini. Lavori senza regole, garanzie, protezioni. Per loro è una cosa normale. E dovrei essere io a vergognarmi?».

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