Ius soli: l’oro di Jacobs e Malagò riaprono il dibattito. Ma l’unica cosa aberrante è la demagogia della sinistra

lunedì 2 Agosto 16:07 - di Guido Liberati
Jacobs, ius soli

Come al solito, la sinistra cavalca il cavallo sbagliato, per le sue lotte ideologiche. Marcell Jacobs, l’uomo più veloce del mondo, è cittadino italiano perché figlio di una cittadina italiana. Lo ius sanguinis esiste in Italia da sempre.

Dal 1865 chi è figlio di un italiano, anche se è nato all’estero, è italiano a tutti gli effetti. Quindi, tutte le polemiche montate ad arte, con i vari meme e i tweet del caso, sono tempo perso.

Malagò evoca Marcell Jacobs ma sbaglia

Alla conferenza stampa di Casa Italia, alcuni giornalisti hanno tirato per la giacca il presidente del Coni Giovanni Malagò. «Dall’Olimpiade una spinta per l’integrazione in un’Italia sempre più multiculturale?». Questa la domanda. E Malagò ha provato faticosamente a svicolarsi. «Sono anni che c’è una formidabile polemica attorno al tema dello ius soli. Hanno già provato a tirarci per la giacchetta, ma io ho sempre sostenuto una tesi: lo ius soli è tema politico e noi non vogliamo fare politica, ma occuparci solo di sport. Oggi più che mai questo discorso va assolutamente concretizzato. «Non riconoscere lo ius soli sportivo è qualcosa di aberrante, folle».

“Aberrante non riconoscere lo ius soli sportivo”

Da qui la richiesta di Malagò: «A 18 anni e un minuto chi ha determinati requisiti deve avere la cittadinanza italiana senza dover affrontare una via crucis che spesso fa scappare chi si stanca di aspettare».

Ma l’Italia è multiculturale nei fatti. E il Coni per primo ne è dimostrazione. Non a caso, nella delegazione italiana a Tokyo 2020, ci sono ben 55 italiani di nuova generazione. Quindi, far leva sulla storia di Jacobs, 26enne nato a El Paso in Texas, ma italiano a tutti gli effetti per legge, è solo una strumentalizzazione politica. 

Barbaro risponde a Malagò: “Ripartiamo dalle scuole”

Claudio Barbaro, senatore di FdI e presidente dell’Asi, ha dedicato un post alla vicenda. «Al di là di come la si pensi sullo Ius Soli sportivo richiamato dal Presidente del Coni a mezzo stampa, dopo la vittoria nei 100 metri, mi si permettano due considerazioni. Il caso di Jacobs non farebbe certo parte dello Ius Soli, bensì nello ius sanguinis in cui rientra il diritto di cittadinanza grazie a un genitore già in possesso di questa.
La seconda considerazione è legata al fatto di vedere questa storica vittoria come sprone per promuovere l’attività nelle scuole e rilanciare un movimento che meriterebbe ben altra attenzione. Ripartiamo da questo. Senza indugi».

Jacobs è sempre stato cittadino italiano


A ulteriore chiarimento, la legge attualmente in vigore già riconosce il cosiddetto “ius soli sportivo”. E cioè la possibilità per i minori stranieri regolarmente residenti in Italia “almeno dal compimento del decimo anno di età“ di essere tesserati presso le federazioni sportive “con le stesse procedure previste per il tesseramento dei cittadini italiani“.

Hockey su prato: gli azzurri quasi tutti figli di immigrati

Già alcune federazioni “virtuose” riconoscevano tale diritto ai minori. Ad esempio la Federazione Pugilistica, la Federazione Hockey su prato (gli azzurri sono quasi tutti figli di immigrati pakistani e indiani) e la Fidal. Da alcuni anni tesserano i minori stranieri residenti in Italia da un periodo più o meno lungo alle medesime condizioni dei cittadini italiani. Insomma, a sinistra, anche stavolta hanno perso l’occasione per festeggiare gli ori olimpici senza dare lezioni di integrazione. 

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