Foibe, il delirio di Montanari contro il Giorno del Ricordo: «È una falsificazione storica»

martedì 24 Agosto 10:07 - di Sveva Ferri
foibe montanari

Un unico grande complotto collega l’archivio Rauti alla legge sulle Foibe: la volontà di «riscrivere la storia dalla parte del fascismo». A spiegarlo sul Fatto quotidiano è stato Tomaso Montanari, esercitandosi in quello che da giorni sembra un po’ uno sport nazionale: scagliarsi contro la nomina di Andrea De Pasquale alla guida dell’Archivio centrale dello Stato. E il complotto, nella narrazione di Montanari, può contare su congiurati di altissimo livello: da Dario Franceschini, che ha confermato la nomina di De Pasquale, a Sergio Mattarella, che ha omaggiato i “martiri delle foibe”, fino all’allora presidente della Camera Luciano Violante, che osò spendere parole non connotate dall’odio per i “ragazzi di Salò”.

Il Giorno del Ricordo diventa «revisionismo di Stato»

Montanari, rettore dell’Università per stranieri di Siena e opinionista tv, però, sembra avercela in particolare con l’istituzione del Giorno del Ricordo. Nella sua ricostruzione, infatti, la legge Menia diventa la prova provata che «ormai da anni è in corso un’agguerrita campagna culturale da parte di una destra più o meno apertamente fascista: una battaglia il cui obiettivo è niente meno che un revisionismo di Stato», per «la cancellazione della storia che racconta cosa fu davvero il fascismo». Di più, il Giorno della Memoria diventa la prova provata che il piano sta funzionando.

Ancora parlano di «falsificazione storica»

Per Montanari, infatti, «non si può nascondere che alcune battaglie revisioniste siano state vinte, grazie alla debolezza politica e culturale dei vertici della Repubblica. La legge del 2004 che istituisce la Giornata del Ricordo (delle Foibe) a ridosso e in evidente opposizione a quella della Memoria (della Shoah) rappresenta il più clamoroso successo di questa falsificazione storica».

Il negazionismo delle Foibe

Ora, come nota anche Libero di oggi, l’affermazione di Montanari ha un chiaro sapore negazionista. Anche perché corredata dalla citazione di una lettera di accuse a Mattarella dello storico Angelo D’Orsi (che per inciso ha presentato la sua candidatura alle comunali di Torino con Sinistra comune), nella quale si legge tra l’altro che «le vittime accertate, ad oggi, furono poco più di 800 (compresi i militari), parecchie delle quali giustiziate essendosi macchiate di crimini, autentici quanto taciuti, verso le popolazioni locali».

«Montanari presenti le dimissioni prima di adesso»

Ricapitolando, dunque, il Giorno del Ricordo, istituito per legge, non sarebbe il dovuto omaggio della Repubblica a quegli italiani massacrati sul confine orientale per il solo fatto di essere italiani, ma uno stratagemma per dare fastidio alla memoria della Shoah sulla base di una «falsificazione storica». «Se stiamo alle regole del giornale per cui scrive, secondo cui il sottosegretario Durigon deve lasciare per l’idea estiva di (re)intitolare una piazza ad Arnaldo Mussolini, il Montanari deve allegare le sue dimissioni prima di adesso. Migliaia di cadaveri pesano più di una targa. O no?», si domanda dunque Giovanni Sallusti su Libero, ricordando che Montanari, che di fatto «si autodichiara un negazionista delle Foibe», è il rettore di un’Università statale italiana.

(Foto dal video di un dibattito del Passerpartout Festival 2021)

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