Anche i Talebani fanno i politically correct: abbiamo perdonato tutti, non vogliamo combattimenti

martedì 17 Agosto 18:46 - di Paolo Lami
Afghanistan talebani

Sono dichiarazioni di pace – ancorché tutte da misurare sulla distanza e nel quotidiano – quelle dei Talebani che, nel corso della loro prima conferenza stampa dopo la caduta di Kabul e il caos che ne è seguito con migliaia di afghani in fuga disperata dal Paese per timore di rappresaglie, fanno esercizio di realismo politico e si dicono disponibili, almeno a parole, ad osservare le regole di una convivenza civile. Da qui poi a dire che sapranno tutelare davvero i diritti umani e, in particolare, quelli delle donne, il passo è ancora molto lungo.

Ma certo questa nuova immagine buonista e politically correct dei Talebani coglie in contropiede il mondo intero. O forse no, non tutti. Qualcuno, come gli Usa, la Cina e la Russia non sembrano sorprendersi di questo nuovo corso.

Non aiutano le immagini e i video che, in queste ore tornano a circolare sui Social ricordando un passato efferato e brutale fatto di esecuzioni sommarie per strada e violenze terribili in nome della religione.

Dunque mentre il più rappresentativo dei loro capi, Mullah Baradar, capo dell’ufficio politico dei talebani, torna nel paese dopo 20 anni di assenza, il portavoce dei Talebani, Zabihullah Mujahid, in una conferenza stampa, secondo quanto riporta Tolo Tv, assicura che loro hanno perdonato tutti, sulla base degli ordini dei loro leader, non nutrono inimicizia nei confronti di nessuno e non vogliono combattimenti nel Paese.

Addirittura l’emirato islamico dell’Afghanistan promette a tutti i paesi del mondo che l’Afghanistan non sarà una minaccia per nessun paese.

Sono solo dichiarazioni di intenti al momento. Bisognerà vedere cosa succederà davvero nei prossimi giorni e nelle prossime settimane in un Paese completamente allo sbando dopo la fuga precipitosa del suo presidente e dove il desiderio di vendetta cova sotto la cenere.

Con i Talebani al potere l’Afghanistan non sarà più il centro della coltivazione del papavero da oppio o del traffico di stupefacenti, ha assicurato il portavoce Mujahid anticipando la richiesta alla comunità internazionale di sostegno per promuovere coltivazioni alternative.

Una conversione di 180 gradi rispetto al passato.

Siamo impegnati a rispettare i diritti delle donne sotto il sistema della Sharia“, giura Zabihullah Mujahid.

“Lavoreranno fianco a fianco con noi – ha aggiunto lasciando intendere una vera rivoluzione copernicana. – Vogliamo assicurare alla comunità internazionale che non vi saranno discriminazioni, che nessuno sarà in pericolo“. “Non vogliamo avere nessun problema con la comunità internazionale”, ha detto ancora.

Permetteremo alle donne di lavorare e studiare, ma entro la nostra struttura”, ha aggiunto. “Le donne saranno molto attive nella nostra società, ma all’interno della nostra struttura”, ha detto Mujah.

“Nessuno verrà trattato con spirito di vendetta“, ha assicurato il portavoce rispondendo ad una domanda su interpreti e contractor che hanno lavorato con le forze straniere.

“I giovani che sono cresciuti qui, non vogliamo che se ne vadano. Sono le nostre risorse. Nessuno busserà alla loro porta per chiedere loro con chi abbiano lavorato. Saranno al sicuro. Nessuno verrà interrogato o perseguitato“.

“Stiamo lavorando seriamente per formare il governo – ha detto Zabihullah Mujah assicurando che “tutti i confini” dell’Afghanistan sono “sotto controllo”. – Quando sarà pronto lo annunceremo”, dopo la sua formazione “decideremo quali leggi presentare alla nazione“.

I talebani affermano di essersi evoluti rispetto a quando governarono l’Afghanistan 20 anni fa. “Il nostro paese è una nazione musulmana, lo era 20 anni fa e lo è adesso – ha detto il portavoce. Ma per quanto riguarda l’esperienza, la maturità e la visione, vi è naturalmente una grande differenza fra noi ora e 20 anni fa. C’è una differenza nelle azioni che intraprenderemo. E’ stato un processo evolutivo“.

I Talebani vogliono formare un governo in cui siano rappresentate tutte le parti e porre fine alla guerra, ha anticipato il portavoce.

Non solo. Mujahid, che non era finora mai apparso davanti alle telecamere dei media, assicura a che gli chiede se l’emirato islamico dell’Afghanistan accoglierà ‘foreign fighters” di al Qaeda che “il suolo dell’Afghanistan non verrà usato contro nessuno“.

“Possiamo assicurare di questo la comunità internazionale”, ha ribadito.

Quel che è certo è che non tutti sono disponibili a sotterrare l’ascia di guerra.

Amrullah Saleh, vice presidente dell’Afghanistan travolto dai Talebani, lancia un appello alla “resistenza” dopo che domenica i combattenti del movimento sono entrati nel palazzo presidenziale a seguito della fuga del presidente Ashraf Ghani.

Non mi piegherò mai davanti ai terroristi Talebani – scrive su Twitter – Non starò mai sotto lo stesso tetto con i Talebani. Mai”.

“E’ inutile discutere ora dell’Afghanistan con il presidente degli Stati Uniti – aggiunge – Noi afghani dobbiamo dimostrare che l’Afghanistan non è il Vietnam“.
“A differenza degli Usa e della Nato noi non abbiamo perso lo spirito – prosegue – Unitevi alla resistenza!”.

“In base alla Costituzione afgana, in assenza, in caso di fuga, dimissioni o morte del presidente, il primo vice presidente diventa presidente ad interim“, scrive in un altro tweet Amrullah Saleh.

“Sono nel mio Paese e sono il presidente ad interim legittimo“, aggiunge, rivolgendosi a “tutti i leader per ottenere sostegno“.

Dichiarazioni non proprio confortanti né tantomeno realistiche visto che gli Stati Uniti hanno già velocemente gettato a mare i vecchi alleati trovando un nuovo canale di comunicazione con i Talebani.

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