Terza dose di vaccino, per molti esperti potrebbe non servire: ecco perché

lunedì 19 Luglio 20:52 - di Lorenza Mariani
terza dose vaccino

Il dibattito sulla terza dose di vaccino imperversa strenuamente. D’altro canto, per quanto sotto controllo, la recrudescenza dei contagi dovuta alla alla variante Delta, impone cautela. E induce alla necessità di considerare tutte le misure preventive possibili. Sperando che, almeno in questo caso, la comunicazioni sui protocolli da seguire nel caso di un terzo richiamo vaccinale possa essere più chiara. E magari anche meno incline a suscitare ansia e preoccupazione. O chissà, che possa magari contare sull’ausilio di un maggior accordo tra virologi e addetti ai lavori. E tra aziende farmaceutiche e enti regolatori.

L’immunologo Clerici: «La terza dose di vaccino di massa non dovrebbe servire»

Detto questo, al momento non c’è ancora una riposta certa. E dunque, ricorrendo a un condizionale d’obbligo, Mario Clerici, docente di immunologia dell’Università degli Studi di Milano e direttore scientifico della Fondazione Don Gnocchi, sul tema all’Adnkronos Salute dichiara: «Disporre una terza dose di vaccino Covid di massa non dovrebbe essere necessario. Studi clinici indicano che l’immunità sarà long-lasting, di lunga durata. La terza dose servirà magari per pazienti immunodepressi, come per esempio i malati oncologici o i trapiantati. Sempre più dati vanno in questa direzione. Anche quelli citati proprio in questi giorni sulla rivista Nature».

Da Clerici a Pregliasco: il dibattito sul tema obbliga all’uso del condizionale. Ecco perché

Un’indicazione abbastanza possibilista sulla eventualità che possa non servire una terza dose di vaccino che il professor Pregliasco, invece, non si sente di escludere, dichiarando a riguardo: «Non c’è chiarezza sulla durata della vaccinazione. Oggi si stima una protezione di 9-12 mesi. È probabile che sia necessario una dose di richiamo nel 2022. Magari soprattutto per i soggetti più fragili e a rischio e magari con un vaccino aggiornato per le nuove varianti. In quel caso, è presumibile che si prediliga il vaccino a mRna». Insomma, restiamo sempre nel campo delle ipotesi. Di periodi ipotetici delle possibilità.

Vaccino e anticorpi: un’equazione che ritorna nella valutazione di efficacia di un siero

Eppure, mentre il dibattito sulla necessità di una terza dose – prospettata per esempio da aziende come Pfizer/BioNTech. E reputata ancora da approfondire da enti regolatori come l’agenzia europea del farmaco Ema – resta aperto, nuovi studi esplorano la durata dell’immunità, fa notare l’esperto. Clerici, in particolare, fa riferimento  alle conclusioni di un articolo firmato da due scienziati, Andreas Radbruch e Hyun-Dong Chang del Centro Drfz di Berlino, i quali osservano: «Nel valutare l’efficacia del vaccino, non dovremmo aspettarci che le alte concentrazioni di anticorpi caratteristiche delle reazioni immunitarie acute vengano mantenute nella fase di “memoria”».

La memoria anticorpale della vaccinazione

Per gli esperti «è un vecchio malinteso, quando si sostiene la necessità di frequenti rivaccinazioni, ritenere che le concentrazioni anticorpali di una reazione immunitaria acuta possano essere comparate a quelle successive per calcolare un’immaginaria “emivita” dell’immunità mediata da anticorpi. Così si ignora il carattere bifasico della risposta immunitaria», fanno notare nel loro intervento. «La buona notizia è che le evidenze finora indicano che l’infezione da Sars-CoV-2 induce un’immunità a lungo termine nella maggior parte degli individui. Ciò fornisce una gradita nota positiva, mentre attendiamo ulteriori dati sulle risposte di memoria alla vaccinazione».

Terza dose di vaccino: il parere del professor Locatelli

Un discorso, quello della risposta e della memoria anticorpale dopo il vaccino, che in Italia il professor Franco Locatelli, referente del Comitato Tecnico-scientifico, ha spiegato dicendo: «Non abbiamo evidenza ad oggi di quanto duri la risposta immunitaria conferita dai vaccini anti-Covid, con due dosi. Appare quindi, incerta la necessità ed il tempo in cui eventualmente dovesse porsi come opportuna, o addirittura necessaria, la somministrazione di una terza dose. Quello che è importante è essere pronti. E l’Italia si è già assicurata 100 milioni di dosi per i prossimi due anni. Dunque potrebbe riuscire a gestire anche una terza dose e successivi richiami».

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