Pfizer pronta a chiedere l’autorizzazione per la terza dose di vaccino

venerdì 9 Luglio 13:22 - di Roberto Frulli
Pfizer

Pfizer-BioNTech si appresta a chiedere all’Fda, l’autorità americana di regolazione del farmaco, l’autorizzazione per una terza dose del vaccino contro il Covid per dare “una protezione ancora maggiore” alla popolazione.

Secondo l’Fda-Cdc, però, non è necessaria una terza dose di vaccino.

In un comunicato, l’azienda farmaceutica sostiene, al proposito, che esistono “dati incoraggianti“, che saranno resi pubblici nelle prossime settimane, sulla dose supplementare del vaccino, che aumenterebbe il livello di anticorpi da cinque a dieci volte se somministrata sei mesi dopo la seconda dose.

Pfizer-Biontech ritiene che una terza dose potrebbe essere di beneficio entro i 6-12 mesi successivi alla seconda dose per mantenere livelli più alti di protezione“, si legge nella nota della casa farmaceutica.

Tuttavia le dichiarazioni della Pfizer non fanno altro che aggiungere confusione ad un contesto incomprensibile costellato di  dichiarazioni incredibili, smentite e correzioni di rotta di case farmaceutiche, virologi, sedicenti esperti, esponenti del Cts e del governo, di fronte al quale il cittadino comune non sa più che fare.

Contraddice la politica di Pfizer il virologo Crisanti secondo il quale con il vaccino non si risolve tutto, “dobbiamo tracciare”.

Non abbiamo la capacità di aggiornare i vaccini alle varianti alla velocità con cui cambia il virus,  ammette Crisanti.

“Noi pensiamo che coi vaccini si risolve tutto, ma non è così. – chiarisce il Direttore del dipartimento di Microbiologia dell’Università di Padova, ai microfoni della trasmissione ‘L’Italia s’è desta‘ su Radio Cusano Campus. – Con un virus che cambia come questo, basare tutto sui vaccini a mio avviso non avrà l’effetto sperato, perché non abbiamo la capacità di aggiornare i vaccini alle varianti alla velocità con cui cambia il virus” Sars-CoV-2.

“Per riformulare il vaccino – ha ricordato Crisanti – ci vogliono un paio di mesi e mezzo anno per distribuirlo, nel frattempo il virus ha galoppato. Una cosa è vaccinare centinaia di migliaia di persone all’anno per l’influenza, altra cosa è vaccinare ogni anno decine di milioni di persone. Quando l’Inghilterra ha lanciato l‘allarme su questa variante – ha ricordato il virologo riferendosi alla Delta – dovevamo impedire che arrivasse in Italia, con i controlli in entrata e in uscita. Ma il problema è europeo, perché se ogni Paese fa come gli pare, e in Italia ogni Regione fa come gli pare, diventa un casino incredibile“.

“Ci sono Paesi – ha ricordato il Direttore del dipartimento di Microbiologia dell’Università di Padova – che sono Covid-free pur non avendo vaccinato la popolazione in massa, come la Nuova Zelanda e la Corea del Sud che hanno semplicemente implementato politiche per limitare la trasmissione del virus. A Singapore c’è stato un focolaio in un aeroporto, hanno testato tutte le persone potenzialmente coinvolte nell’attività dell’aeroporto e il focolaio l’hanno bloccato“.

“Se uno è vaccinato con una singola dose” di anti-Covid “può sviluppare una malattia anche grave – ammette Crisanti – sebbene con frequenza minore rispetto a un non vaccinato. Se uno è vaccinato con due dosi, l’effetto della vaccinazione diminuisce del 30% secondo i dati di Israele“. Ma, appunto, il vaccino non risolve in maniera radicale.

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