Superare se stessi nello sport come nella vita: cosa ci insegna una partita di calcio

sabato 3 Luglio 20:17 - di Antonio Saccà
Calcio

Gli uomini hanno bisogno di entusiasmarsi altrimenti si annoiano e immalinconiscono. Tra le  manifestazioni dell’entusiasmo, quelle sportive. Un individuo che corre rapidissimamente e sopravvanza gli altri; un nuotatore che sbraccia come le pinne di un pesce; un saltatore che sembra  volatile, un pugile che danza ma colpisce e non si fa colpire o regge i colpi in modo sopranormale. Corridori su biciclette che assaltano montagne verticali,e poi l’attività più diffusa, almeno in  certi paesi: undici persone in pantaloncini e scarpe leggere, magliette di colori diversi secondo le compagini, che lottano scatenati per conficcare una sfera gonfia denominata pallone nella porta  degli avversari consistente in  due aste laterali ed  una soprastante che le unisce ed  una rete dietro difesa da un giocatore chiamato portiere che ha il diritto, e il dovere, di prendere la sfera con le mani: gli altri giocatori possono esclusivamente scalciarla altrimenti commettono fallo, chi spinge, sgomita gli avversari è punibile, addirittura espulso,ebbene questi undici giocatori cercano di impedire agli undici giocatori nemici di mantenere la sfera e di avanzare il più possibile avvicinandosi alla porta avversaria tanto da calciare la sfera nella porta vincendo l’abbranco del portiere.

Anatomia di una partita di calcio

L’insieme si definisce partita, divisa in  durata di 45 minuti. Con intervallo di 15 minuti, vi è pure un signore che viene detto arbitro anche egli in pantaloncini e due signori sempre in pantaloncini detti segnalinee, tutti sorvegliano che non si commettano falli o errori, come l’uscita della sfera dal campo segnato da strisce bianche, se la sfera è uscita fuori dal campo deve essere rimessa in gioco da uno della squadra che non  ha commesso l’errore di buttarla fuori. Vi è una legge importantissima, se qualcuno aggredisce l’avversario vicino alla porta, questo fallo è chiamato  rigore e viene giocato soltanto  da uno della squadra offesa il quale scaglia la sfera da un cerchietto a 11 metri, credo, dalla porta difesa dal portiere, che di solito fa movimenti scimmieschi per confondere il tiratore,che spesso invece con un colpo secco e netto scaglia la sfera nella rete senza che il portiere addirittura si muova. In tal caso i compagni del tiratore lo abbracciano, ma l’abbraccicato corre via e spesso invia baci, all’amata o alla madre, non sappiamo, infine viene abbracciato dai compagni e spesso cade a terra. Se è invece il portire che abbranca la sfera il medesimo accade dall’altra squadra.

Ciascuna squadra cerca di fare penetrare la sfera nella porta degli avversari, questo vale come goal,vincono i giocatori che ne hanno conficcati maggiormente. I giocatori sono esposti a molti mali, calcioni , gomitate, testate, cadute, talvolta entrano persino i medici, spesso sono i muscoli a bloccarsi, può avvenire che un giocatore debba fasciare la testa o non riuscire a continuare, ma quasi sempre avviene una risurrezione, sembra, qualche minuto, rovinato,invece si rialza, scrolli,e di nuovo a lottare. Di sicuro un uomo comune non reggerebbe. Questa la morale dello Sport e degli sportivi, tutti gli sportivi: esigere dall’individuo di superare continuamente se stesso e gli altri ma superare gli altri superando se stessi,farcela. Accadono degli incredibili eventi, una squadra, mettiamo, difetta di goal, ne ha ricevuti due non ne ha fatti alcuno e mancano pochi minuti allo scadere, ai bordi del campo un signore, spesso in giacca e cravatta, grida da matto e gesticola  per ogni dove, costui è l’allenatore , il quale pare voglia trasferire la sua energia nei giocatori della sua squadra, e spesso i giocatori, per orgoglio  e per suscitamento si imbizzarriscono furiosi, e vincono.

La squadra e i tifosi cantano l’Inno a squarciagola

Un diverso esito si ha quando i due reggimenti calcistici uguagliano le reti, è il pareggio. Se una squadra è sconfitta ma ha colpito dei pali o non ha  visto rinosciuti dei falli contro di essa vi è forte delusione e spesso dichiarazioni virulente contro l’arbitro. Avviene pure che una squadra domini e assedi ma un passaggio della sfera dall’altra parte trovi squarnita la porta ed il portiere, e con un solo tiro , la vittoria. Mala sorte colpire i pali o un portiere fortunato e acrobatico.

C’è di mezzo la Patria

Chi perde spesso si getta sul terreno e piange, ma viene confortato. I vincitori saltano spesso sollevando l’allenatore e corrono verso il loro pubblico che si scatena verso i giocatori. Il pubblico fa spettacolo anche se assiste allo spettacolo, chi indossa corna, chi maglia con il nome o il numero del giocatore eletto, anche i bambini sono iniziati a questo funambolismo, diciture, mani nei capelli, canti, tamburi, alzarsi e sedersi, fischi, se un giocatore viene sostituito viene di solito applaudito e lui applaude chi lo applaude, l’allenatore gli dà un colpettino…Non sempre vince chi merita, ma la passione è tanta, e l’immedesimazione del pubblico, si denominano tifosi, ultrà, assoluta, amore diluviante, straripante, puro di cuore, è la propria città, addirittura la propria nazione, in questo caso squadra e pubblico cantano l’Inno, e persino i renitenti al calcio o allo sport, se c’è di mezzo la Patria si avvincono. Ecco l’etica dello Sport, impegna allo stremo, lega al suolo, alla città, alla Nazione, ad entità concrete, proprie, e unisce il pubblico che diventa per qualche ora popolo a chi li rappresenta. Che sarebbe una politica che unisse popolo e rappresentanti come  i tifosi ai giocatori! Il campo si sfoltisce, si fa deserto, il venticello muove fogli, le luci si spengono, per qualche ora la vita ha mostrato se stessa, vana, fuggitiva, possente. E’ cosi la vita, forse inutile ma appassionante.

 

 

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