Scuola Diaz, l’ex poliziotto Angelo Cenni racconta la sua verità: non hanno cercato i veri responsabili

sabato 17 Luglio 16:02 - di Redazione
Diaz

A 20 anni esatti dal G8 di Genova del luglio 2001, la Corte europea dei Diritti dell’Uomo ha dichiarato ‘inammissibili’ i ricorsi presentati da alcuni poliziotti condannati per l’irruzione alla scuola Diaz.

La Corte europea respinge i ricorsi dei poliziotti condannati

La Cedu, infatti, ha stabilito che non è ammissibile il ricorso di Massimo Nucera, Agente scelto del Nucleo speciale del Settimo Reparto Mobile di Roma (che dichiarò di aver ricevuto una coltellata durante l’irruzione nella scuola Diaz), e Maurizio Panzieri, all’epoca dei fatti Ispettore capo aggregato allo stesso Nucleo speciale (che siglò il verbale su quello che i giudici ritennero fosse un finto accoltellamento). Entrambi sono stati condannati a tre anni e cinque mesi (di cui tre condonati).

Allo stesso modo, la Corte europea ha dichiarato ‘inammissibile’ il ricorso di Angelo Cenni e altri due colleghi, capisquadra del VII Nucleo 1° Reparto Mobile di Roma.

Il poliziotto Angelo Cenni: non hanno cercato i veri responsabili

Cenni commenta con l’Adnkronos osservando che “resta ancora l’amaro in bocca per quanto accadde, perché giustizia non è stata fatta”. Angelo Cenni, uno dei sette capisquadra del VII Nucleo del Reparto Mobile di Roma condannati per i fatti della scuola Diaz. “C’è un libro – osserva Cenni -, si intitola ‘G8, processo al processo’, scritto da Roberto Schena. E lì ci sono delle belle verità emerse dalle carte processuali, carte di cui però non si è mai tenuto conto nelle sentenze emesse. Ci sono responsabili mai cercati nonostante ci fosse già tutta la documentazione per poterli individuare con nomi e cognomi. Ma di fatto siamo stati condannati solo noi sette”.

Nel libro di Roberto Schena ‘G8, processo al processo’  viene riportata fedelmente la vicenda dell’agente L., che, mentre stava soccorrendo una ragazza dai pestaggi, è stato colpito da una manganellata di un collega. La donna ha confermato, ha testimoniato in suo favore e la sua tesi nemmeno è stata presa in considerazione.

Angelo Cenni: centinaia di poliziotti mai chiamati in giudizio

Michelangelo Fournier, all’epoca vicequestore aggiunto del Primo reparto mobile di Roma comandato da Vincenzo Canterini, definì i fatti della scuola Diaz ‘macelleria messicana’. “Una macelleria che si poteva evitare se all’interno di quella scuola ci fossimo stati soltanto noi – sottolinea Cenni -, ma di fatto c’erano altre centinaia di poliziotti mai chiamati in giudizio, né mai è stata svolta una seria indagine per scoprire che cosa hanno fatto. Le sentenze prendono atto della loro presenza, ma non sono mai stati indagati”.

Genova, prosegue Cenni, “fu distrutta, è tutto documentato, ma questo non giustifica quanto accaduto alla Diaz, non può giustificarlo, però occorrerebbe trovare i veri responsabili, che a distanza di 20 anni non sono mai stati trovati. Anche il pm Zucca ha dichiarato che i veri responsabili sono ai vertici”.

Cenni: non siamo noi gli autori dell’orrore alla Diaz

Di una cosa Cenni si dice certo: “Se oggi incontrassi le vittime della scuola Diaz, direi loro che quello fu un vero e proprio orrore, ma non fatto da noi. Anche se il processo dice un’altra verità, i fatti non sono mai stati approfonditi. Noi non siamo gli autori di quell’orrore, di quello che è successo. E la stranezza di tutta questa storia è che hanno trovato solo sette persone su quasi 400. È allucinante. Eppure noi abbiamo fatto solo il nostro dovere”.

 

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