Roma, non basta una “sindaca”: lo studio delle Acli smaschera il flop di Raggi verso le donne

lunedì 12 Luglio 16:58 - di Agnese Russo
donne roma

Poco rappresentate, vittime di una sensazione di insicurezza e costrette a continui equilibrismi, che le tagliano fuori dai luoghi decisionali. È la fotografia delle donne di Roma, così come emerge da un’indagine condotta dalle Acli della Capitale nell’ambito del progetto “Cantiere Roma”, che in vista delle prossime elezioni amministrative vuole offrire, attraverso sei web talk, un’occasione di ascolto della città. Dallo studio sulla questione femminile, realizzato attraverso un questionario somministrato a 750 donne, emerge, insomma, che non basta farsi chiamare “sindaca”, come fatto da Virginia Raggi nel corso del suo mandato, per imprimere una svolta alla città.

Sicurezza e rappresentanza: le donne di Roma tagliate fuori

Le donne intervistate dalle Acli hanno rivelato che, su una scala da 1 a 7, la sicurezza che percepiscono si attesta appena a 3,67. Ben l’81% delle cittadine romane, poi, non si sente adeguatamente rappresentato all’interno delle relazioni istituzionali di quartiere e della vita politica, riscontrando anche limiti enormi alla possibilità di parteciparvi direttamente. Il 57%, infatti, ammette di non farlo, un dato sul quale pesa in fatto che il 35% delle donne sostiene di avere una sola ora libera al giorno, mentre il 31% appena due ore.

Più preparate, ma perennemente più disoccupate

Non va meglio sul fronte lavorativo. Le Acli sottolineano come su circa un milione di persone che vengono definite non in forza lavoro, 652mila sono donne, e il tasso di occupazione femminile, che a luglio scorso aveva raggiunto il 46,3%, risulta ancora di 22 punti percentuali sotto il corrispondente maschile. Questo, nonostante il fatto che le donne nella Capitale si laureino più degli uomini, attestandosi come il 53% dei laureati complessivi.

Le Acli: «Serve un nuovo modello di welfare»

«Le donne possono imprimere alla città quella marcia in più per la ripartenza, ma dati alla mano, pur essendo numericamente di più degli uomini, incontrano le stesse difficoltà di una minoranza. Per questo costruire una città a misura di donna vuol dire affrontare il tema in una logica trasversale e con un approccio multitasking», ha detto Lidia Borzì, presidente delle Acli di Roma e provincia, partecipando all’incontro online sul tema al quale hanno preso parte anche il professore dell’Università Pontificia Salesiana Vittorio Sammarco, autore del libro Donne è arrivato l’arrotino; la ricercatrice esperta di urbanistica e questioni di genere Chiara Belingardi; l’imprenditrice e fondatrice dei locali “Vivi” Daniela Gazzini. Serve, ha aggiunto la presidente delle Acli, «un nuovo modello di welfare che le faccia sentire sostenute e protette».

Passare dalla rivendicazione alla condivisione: l’alleanza uomo-donna

«Siamo convinti che Roma abbia bisogno più che mai in questo momento di donne “costruttrici di comunità” e perciò lanciamo un hashtag per la città: #Romadigenere, per ripensare la città “con sguardo di donna”. Un punto di vista parziale ma non di parte, in un’ottica di condivisione e non di rivendicazione, che mette al centro l’alleanza uomo-donna e offra equità nelle opportunità per il bene di tutti», ha concluso Borzì, le cui considerazioni con ogni probabilità entreranno nel documento di sintesi con spunti di riflessione e proposte ai candidati sindaco che le Acli di Roma presenteranno al termine del ciclo di approfondimenti.

 

 

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