Omofobia, l’ira di Povia: «Il ddl Zan prepara una nuova dittatura». E a Fedez: «Ti devi vergognare» (video)

sabato 10 Luglio 18:50 - di Francesca De Ambra
Povia

In poche ore è diventato di tendenza su Twitter. Probabilmente anche perché nel mondo della spettacolo Povia è da sempre una mosca bianca. Anzi, un renitente alla leva. Lo è anche ora che è scattata la corsa ad arruolarsi sotto le insegne progressiste nella crociata a sostegno del ddl Zan sull’omotransfobia. Una legge più che altro inutile, ma che una minoranza rumorosa ha elevato a unica, vera emergenza nell’Italia flagellata dalla pandemia. Basterebbe questo per testare il tasso ideologico di un testo che non mette d’accordo neppure la stessa sinistra. Già, un motivo ci sarà se femministe storiche e segmenti significativi del mondo gay si stiano battendo per una riformulazione meno astratta del testo.

Così Povia su YouTube

Povia, però, è oltre, perché nel ddl Zan lui scorge «l’inizio di una nuova dittatura». Parole pronunciate in un video sul proprio canale YouTube. Nel mirino, soprattutto Fedezti devi vergognare a dare spazio a questa gente») e Zan «si deve vergognare a proporre una legge che imporrà i genitori di accompagnare i bambini nell’altro sesso perché si percepiscono opposti al loro sesso di nascita». Il cantante, insomma, non le manda a dire. Il testo ora all’esame del Senato è per lui un pericolo per i più piccoli. «Io posso parlare perché ho scritto I bambini fanno oh», dice prima di ricordare le parole di Gaber: «Non insegnate ai bambini la vostra morale malata e le vostre illusioni sociali».

«Legge inutile»

Un monito totalmente disatteso dai tifosi dello Zan. A loro il cantante ricorda che «i bambini sono spugne, quello che tu gli dici lo prendono per buono». Certo, sono manipolabili. «I bambini – incalza il cantante – non hanno la capacità di capire che state facendo un torto a loro e alla loro crescita spontanea e naturale. Mi meraviglio che venga discusso un testo così assurdo». Povia che interviene sul ddl Zan non è una novità. Ne parlò, infatti, lo scorso maggio per sottolinearne l’inutilità. «Nel 2013 – ricordò nell’occasione – a Napoli fu picchiato un ragazzo gay. Sapete quanti anni di galera hanno dato agli aggressori applicando la legge più l’aggravante? Dieci! Abbiamo 200mila leggi in Italia, di che stiamo parlando?». Appunto, di che parliamo?

 

 

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