La scomparsa di Sara, nel suo ospedale arrivano gli ispettori. FdI: in quel reparto situazione molto tesa

mercoledì 7 Luglio 12:18 - di Riccardo Angelini
Sara

Dallo scorso 4 marzo Sara Pedri, ginecologa 31 enne originaria di Forli che lavora all’ospedale di Cles, in Trentino, dopo aver lavorato anche al Santa Chiara di Trento, risulta irreperibile.

Tracce di Sara presso il lago di Santa Giustina

Un giorno fa i cani molecolari hanno fiutato i suoi vestiti sul ponte di Mostizzolo, a poca distanza da dove è stata rinvenuta la sua auto nei pressi del lago di Santa Giustina. Sempre ieri sono arrivati all’ospedale Santa Chiara di Trento gli ispettori del ministero del lavoro per accertare la situazione lavorativa nel reparto ospedaliero dove prestava servizio la giovane donna.

La sanità trentina nell’occhio del ciclone

E’ stata la sanità trentina infatti a finire nell’occhio del ciclone. Il sospetto è che Sara si sia tolta la vita per le vessazioni subìte nel reparto dove prestava servizio. Il direttore generale dell’Azienda sanitaria, Pier Paolo Benetollo, si è dimesso. Il 7 giugno scorso, all’insaputa dell’assessora provinciale alla Salute, Stefania Segnana, Benetollo aveva firmato una decina di rinnovi tra cui quello di Saverio Tateo, primario di ginecologia e ostetricia del Santa Chiara. Proprio il reparto su cui la Procura di Trento ha aperto un fascicolo dopo la scomparsa di Sara.

Le umiliazione subite da Sara in corsia

La giovane ginecologa di Forlì – racconta Libero – “si era formata in Calabria e, al momento della sua scomparsa, aveva da pochi giorni lasciato l’ospedale di Trento per trasferirsi al polo sanitario di Cles, in val di Non. Secondo quanto dichiarato dalla sorella e dal fidanzato, Sara aveva trascorso anni di mobbing, con umiliazioni reiterate in corsia e in sala parto anche di fronte a colleghi e pazienti. Una situazione di burn-out dovuta a condizioni lavorative estreme e a turni estenuanti che l’avrebbero portata, il 4 marzo, a togliersi la vita. Secondo quanto ricostruito, la giovane sarebbe stata «aggredita verbalmente, spintonata, schiaffeggiata con uno strumento utilizzato per i cesarei davanti a una puerpera»”.  L’avvocato della famiglia Pedri, Nicodemo Gentile, sostiene che «molti sapevano ma si sono girati dall’altra parte».

Il consigliere provinciale Cia (FdI): nel reparto situazione tesa da molto tempo

Il consigliere provinciale di Fratelli d’Italia Claudio Cia, intervenendo alla trasmissione «Chi l’ha visto», ha dichiarato che «la situazione all’interno di quel reparto è molto tesa da tempo. C’è chi ha restituito anche la borsa di studio per non rimanere ancora un solo giorno nel reparto, e stiamo parlando di importi che superano anche i 20 mila euro».

La Procura di Trento ha aperto un fascicolo sul reparto di ginecologia

Altri dipendenti del reparto di Sara – come scrive oggi il Corriere – hanno condiviso le angosce della giovane scomparsa, parlando di «sistema punitivo», fatto di «abusi di potere, minacce continue» e umiliazioni; tra i colleghi, c’era chi addirittura sperava di fare un incidente grave per non dover più lavorare in ginecologia. Del resto nel 2019 ben 11 operatori avevano abbandonato il reparto. Le testimonianze di mobbing hanno portato la Procura ad aprire un fascicolo, l’11 giugno, e l’Azienda sanitaria ad avviare la commissione d’indagine interna: 70 ostetriche hanno chiesto di essere ascoltate.

 

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