Il comico Paolo Rossi fa autocritica: la satira sparava su Berlusconi per fare soldi, fu un errore

martedì 6 Luglio 10:20 - di Redazione

Con Silvio Berlusconi la satira di sinistra ha fatto i soldi. Lo confessa, facendo autocritica, il comico Paolo Rossi in un’intervista al Corriere del Veneto. Si presentavano, i comici di allora, come i paladini dell’Italia democratica e antifascista, i nemici del conflitto di interessi, quelli che volevano salvare il Paese dagli effetti deteriori del berlusconismo. In realtà era molto facile, e comodo, sparare su Palazzo Grazioli.

Paolo Rossi: bisogna ammettere gli errori

Dice oggi Paolo Rossi: «Bisogna ammettere anche gli errori. La satira degli anni d’oro era una satira molto energica e creativa ma sbagliò bersaglio. Il bersaglio è la natura umana, siamo noi, non è quel finto conforto che dà gridare “il re è nudo” e lasciare le cose così come sono». E ancora: «Ma quanti soldi abbiamo fatto con Berlusconi? Ed era a anche facile, non dovevamo neanche scrivere le battute: bastava ripetere le sue! Nominavi il nome e la gente rideva, rideva… però il problema era che poi lo votavano! È un mestiere veramente ingrato quello della satira».

Il comico: bisogna avere la coerenza di non cambiare

Ma se tutti erano intenti a fare satira su Berlusconi dov’era l’anticonformismo, dove risiedeva la trasgressione, dove stava la capacità di rompere gli schemi? Non c’era. Per questo Paolo Rossi parla di errori. Errori che si sono ripetuti con Matteo Salvini e che guarda caso sono ispirati sempre e solo da una parte politica.

«Forse sbagli – conclude il cabarettista – ma quantomeno bisognerebbe avere la coerenza di non cambiare uscendo dal teatro o quando si spengono i riflettori. Non dico che uno dovrebbe uscire dalle quinte e fare la rivoluzione, ma per lo meno porsi delle domande. Oggi il nostro compito è dare conforto laico e lasciare delle domande, tutto qui».

 

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