“Green pass anticostituzionale, viola la privacy”. I costituzionalisti bocciano il modello Macron

giovedì 15 Luglio 9:04 - di Luisa Perri
Green Pass

Il giorno chiave per il green pass potrebbe essere già lunedì quando il premier Mario Draghi convocherà a Palazzo Chigi una cabina di regia per parlare di questi temi e di come interpretare la carta verde. Ma alcuni costituzionalisti hanno già bocciato la misura.

In Francia, il presidente Macron ha infatti disposto, a partire da mercoledì prossimo, di aprire le porte dei ristoranti, dei bar, dei musei, dei mezzi di trasporto, dei treni, degli aerei e dei cinema, e di tutti i luoghi al chiuso che possono trasformarsi in focolai di contagi, solo a coloro che si trovano in possesso di un Green pass.

Garante della Privacy, il vicepresidente: “Gravissimi effetti sulle libertà dei cittadini”

«Il green pass in salsa francese è costituzionalmente irricevibile. Gravissimi gli effetti sui diritti e sulle libertà dei cittadini». Il tweet di ieri dalla vice-garante della Privacy, Ginevra Cerrina Ferroni, (nella foto) boccia l’estensione della «certificazione verde» di cui si discute.

La professoressa Ferroni, docente di Diritto Costituzionale dell’Università di Firenze, non è la sola critica tra i quattro componenti del Collegio del Garante della privacy.  Sottoscrive (sempre su Twitter) le stesse considerazioni Guido Scorza, docente di Diritto delle nuove tecnologie all’Università di Bologna, altro componente del Collegio del Garante. «Il 14 luglio 1789 i cittadini non urlavano ” Liberté, identité, confidentialité “? Vogliamo essere da meno oltre due secoli dopo? Si scherza, ma scherzando talvolta si dice la verità». Dal canto suo, il presidente, Pasquale Stanzione, non interviene sui Social ma ha già firmato dei provvedimenti molto critici a riguardo.

Il green pass al bar o in chiesa? Viola i diritti fondamentali

«La limitazione delle libertà personali – aveva spiegato nei giorni scorsi il Garante – è ammissibile solo se prevista da una norma di legge statale» e «di rango primario». Non un decreto, dunque, tantomeno un’ordinanza, com’ è stato finora. Materia che non può essere neppure lasciata alla discrezionalità delle Regioni. In particolare, il green pass non dovrebbe essere richiesto per l’accesso a luoghi in cui si esercitano diritti fondamentali, come luoghi di culto, o luoghi di frequentazione quotidiana, come un bar. E poi c’è il problema dei controlli. Se dovessero essere affidati anche a ristoratori, baristi ecc., le informazioni verrebbero eccessivamente disperse e/o conservate per altre finalità. A proposito di questi ultimi, anche Fipe-Confcommercio critica pesantemente il green pass e paventa pesanti penalizzazioni per i ristoratori.

Il modello italiano di Draghi, la prossima settimana decisiva

Al momento, il piano del governo Draghi, secondo l’anticipazione del Corriere della Sera, vedrebbe il “green pass obbligatorio in tutti i luoghi a rischio assembramento. E quindi certificazione verde per entrare negli stadi e nelle palestre, per partecipare agli eventi e ai convegni, per salire su treni e aerei, assistere agli spettacoli, ballare nelle discoteche. È questa la linea che prevale nel governo, senza escludere che anche per i ristoranti al chiuso possa rendersi necessario il certificato che dimostra di essere stati vaccinati o di essere negativi al Covid-19”.

 

 

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