Gravidanze trans a spese dello Stato e gender libero dai 16 anni: il delirio dei socialisti in Spagna

giovedì 1 Luglio 10:10 - di Valeria Gelsi
gender spagna

Non serviranno l’avvio di un percorso di transizione, perizie mediche o psicologiche. Basterà avere 16 anni e sentirsi del genere opposto per chiedere il cambio di nome e di sesso all’anagrafe. La legge proposta in Spagna dal ministro delle Pari opportunità, Irene Montero, è il trionfo della cultura gender, per la quale tutto deve essere piegato alla percezione di sé, a prescindere da qualsiasi dato oggettivo. La socialista Montero si dice certa che la sua proposta «sarà legge», facendo la gioia del movimento Lgbt, ma dividendo la società e suscitando la rabbia delle femministe per le quali «si cancellano le donne». Un allarme in tutto e per tutto simile a quello lanciato dalle femministe italiani in merito alla legge Zan.

La Spagna punta al gender libero per gli adolescenti

Numerosi gli aspetti controversi della proposta di legge Montero. Il primo riguarda l’età della platea cui si rivolge: il testo, infatti, spalanca le porte del gender fra gli adolescenti. I 16enni potranno fare tutto in autonomia, senza il consenso dei genitori. Ma anche i più giovani potranno decidere di essere maschi o femmine in base a quello che sentono: i 14enni potranno con il consenso dei genitori e perfino i 12enni avranno la strada spianata, sebbene con la limitazione dell’assenso di un giudice. Non solo. La legge infatti mette al bando le «terapie di conversione» dell’orientamento sessuale. Vale a dire che un genitore che si trovi di fronte un adolescente in crisi di identità di genere non potrà chiedere un supporto psicologico per accompagnarlo a capire cosa succede. Pena una sanzione che può arrivare a 150mila euro.

Lo Stato benedice le gravidanze trans

La stessa cifra è prevista nei casi di discriminazione. Fra questi, spiega La Verità, che dà contro della vicenda, anche l’impossibilità per un proprietario di casa di rifiutare di affittare un appartamento a una coppia gay o lesbica. Una limitazione che, al di là delle intenzioni del legislatore, rischia di aprire la strada alle più fantasiose forme di prevaricazione nei confronti dei proprietari. A informazioni date, infatti, non appare così improbabile che inquilini scartati magari in base al criterio dell’affidabilità possano giocarsi la carta dell’omofobia per imporre la propria presenza. La proposta prevede inoltre la possibilità di accedere alla riproduzione assistita, a spese del servizio sanitario nazionale, alle trans «con capacità di gestazione». Tradotto: anche donne che hanno avviato la transizione per diventare uomini, mantenendo però l’apparato riproduttivo con cui sono nate, avranno la benedizione e il sostegno concreto dello Stato per mettere al mondo dei figli.

La rabbia delle femministe: «Così si cancellano le donne»

Le femministe non l’hanno presa benissimo. Lidia Falcòn, tra le fondatrici del femminismo in Spagna, ha spiegato che il movimento non può avallare il «trasformare gli esseri umani in mostri». La filosofa Rosa María Rodríguez Magda, poi, ha avvertito che «se essere donna è un’opzione, il nostro agire smette di avere un senso perché si cancellano le donne». «I desideri, le voglie non sono diritti», ricordano le femministe spagnole, e non solo, invitando anche a «lasciare in pace i bambini».

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