Feltri: «I consiglieri comunali si grattano le palle». E sui social si scatena un putiferio trasversale

giovedì 8 Luglio 17:28 - di Romana Fabiani

Sindaco no. Consigliere comunale sì. “Perché tanto non fanno niente, si grattano le palle”. Lapidario, urticante, provocatorio. Vittorio Feltri risponde così a chi gli chiede perché ha rifiutato di correre come sindaco a Milano. Non vuole cambiare mestiere, dice in soldoni il giornalista new entry di Fratelli d’Italia. Che a Milano guiderà la lista di Giorgia Meloni.

Feltri: i consiglieri comunali si grattano le palle

Faccio questo da 60 anni ed è l’unica cosa che so fare“, dice. Ma quel passaggio sprezzante sui consiglieri comunali non è piaciuto a tanti.  Stavolta Feltri, che non è nuovo a guasconate, si è attirato un coro di critiche trasversali. La sinistra ci va a nozze. “Eccolo là, il colpaccio della Meloni. Poveri loro…”. Ma anche tra le file della destra, molto radicata nei territori, la frase piace poco. Soprattutto tra chi viene dalla gavetta e dalla militanza. Che si è guadagnato sul campo la carica elettiva. E non ci sta a passare per un nullafacente imboscato.

L’ex direttore di Libero: forse ho esagerato

“Beh, forse ho esagerato”, cerca di recuperare lo storico direttore di Libero su Dagospia, “però in Consiglio si va una volta alla settimana. Quindi potrei continuare a fare il mio mestiere”. Il concetto è chiaro. “Se fai il sindaco lavori venti ore al giorno tutti i giorni. Per uno stipendio ridicolo e con dei processi quasi inevitabili. Una rogna, insomma. Aggiungo che non ne sarei capace. Non so amministrare casa mia, figuriamoci Milano”. Parole che sui social sono diventate un tormentone.

L’ingresso a sorpresa in Fratelli d’Italia

Dopo la tessera del partito socialista (erano gli anni ’60), “presa perché a Bergamo erano tutti dei democristiani baciapile”, Feltri si iscrive a Fratelli d’Italia. Dice di stimare Giorgia Meloni, che considera il miglior politico sulla scena, una “fuoriclasse da ascoltare” e di non sopportare “il sinistrismo modaiolo e politicamente corretto”. Tanto basta.

Feltri capolista a Milano, nella mischia contro Sala

Feltri, 78 anni, farà il capolista a Milano.  Quasi certamente siederà a Palazzo Marino. E anche per questo le sue parole hanno scatenato un bel polverone. Rappresentare i cittadini in grandi metropoli come Roma, Milano, Bologna, Torino, Napoli è un lavoro importante, difficile, impegnativo. Ma anche gratificante (non economicamente, si parla di  circa 1.200 euro al mese). Spesso si parte da lì per scalare le vette del Palazzo. Non mancano esempi nobili. Uno per tutti, a destra, Teodoro Buontempo, dominus sanguigno dell’austera aula Giulio Cesare dal 1981 al 1997.

E chi si è fatto le ossa nelle aule dei consigli comunali ha più filo da tessere di altri. Insomma, Feltri si informi meglio, gli mandano a dire gli amministratori. “Rappresentare la propria comunità rimane una delle attività più nobili e socialmente utili”, replicano.

Il battesimo delle urne dopo il no a Berlusconi

Del resto Feltri è la prima volta che si cimenta con le urne.  Nel 2017 Berlusconi gli propose di candidarsi come senatore. Ma l’ex direttore di Libero, Indipendente, Giornale respinse l’offerta. “Guadagnerei di meno rispetto a ora, sarei veramente un suicida, uno stupido”. Oggi invece ha accettato con entusiasmo di buttarsi nella mischia elettorale ed è curioso lui stesso di vedere “quanti voti vale”. E dice di non capire perché tanto rumore.

La sinistra cavalca l’onda: parole inaccettabili

La sinistra, va da sé, si precipita a cavalcare l’onda. Il Pd parla di dichiarazioni mirabolanti e si affretta a esprimere la solidarietà “democratica” agli eletti. Elena Buscemi, consigliere comunale dem, dice aver seguito la polemica “distrattamente perché lavoravo, come i miei colleghi del Consiglio comunale. Della mia parte e dell’opposizione che si trovano sulla testa un personaggio simile che denigra anche loro. Ci unisce l’amore e la voglia di contribuire al bene della nostra Città”.

De Corato: a lui perdoniamo tutto, però…

A destra sorpresa e scetticismo. Se Riccardo De Corato, esponente di spicco di Fratelli d’Italia, da trent’anni a Palazzo Marino, fa il diplomatico, altri lo sono molto meno. “Beh, se lo avesse detto chiunque altro, avrei avuto qualcosa da ridire. Il lavoro del consigliere comunale è molto impegnativo. Ma questo i cittadini lo sanno benissimo, in particolare i milanesi. Però a Feltri non ho nulla da dire”, commenta l’assessore De Corato. “Perché è un monumento del giornalismo, come a suo tempo lo fu Indro Montanelli. Ha fatto della provocazione il suo stile, quindi può dire quello che vuole”.

Le reazioni di militanti ed eletti a destra

Ma sui social militanti ed eletti si scatenano. Sarà anche una grande penna, scomoda e controcorrente, ma stavolta ha esagerato. Giulio Buffo, romano doc, una vita a destra, già dirigente del Fronte della Gioventù e assessore provinciale con la giunta Moffa, non ci sta. “Nel 93 venni eletto in Circoscrizione, i consigli venivano pagati 50mila lire. Le commissioni erano gratis e il resto del tempo lo passavo su e giù per un territorio grande come Milano”, scrive su Facebook. Da consigliere prima e da assessore provinciale poi, 120 comuni più Roma da seguire,  non mi sono mai grattato le palle. E come me, tanti consiglieri che credono nella Politica. Gente diversa dai Grillo, dai Giletti e dai Feltri. Che hanno alimentato l’antipolitica regalandoci i 5Stelle”. Il post scriptum è ancora più eloquente. “Fare il sindaco nella propria città è quanto di più bello si possa desiderare, altro che “rompersi i coglioni”, scrive Buffo.

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