Ddl Zan, nel Pd le voci di dissenso sono tante. Ma per Letta sono tutti “complici” di Salvini

sabato 10 Luglio 12:38 - di Hoara Borselli

Se da una parte il ddl Zan è diventato il fulcro centrale del dibattito politico odierno per gli scontri e le tensioni tra le opposte fazioni politiche in un continuo richiamo di agenzie stampa e dichiarazioni sul destino politico di questa controversa legge, c’e’ una parte altrettanto divisiva su cui la sinistra e il Pd in particolare stanno tentando di alzare un muro di omertà: i contrari al ddl Zan interni allo stesso partito.

Nelle file del Pd, padre putativo del ddl Zan, iniziano a soffiare venti contrari

Ad abbattere il silenzio assordante dei Dem è stato il senatore senatore cattolico piemontese, Mino Taricco, che ha fatto emergere le sue persistenti perplessità su alcuni punti del provvedimento anti-omotransfobia e le ha rese pubbliche su Facebook: ‘Credo vi sia ancora tutto il tempo di migliorare il testo pervenuto dalla Camera, e credo che tutti dovremmo sentire la responsabilità di farlo. Alzare muri contro ogni possibilità di dialogo e di miglioramento, rischia di spianare la strada o alla responsabilità di approvare una legge con elementi negativi che si potevano evitare, oppure di portare ad affossare definitivamente la legge’.

I dubbi di Valeria Fedeli

Anche Valeria Fedeli, senatrice dem, ex ministro dell’Istruzione, femminista, esprime i suoi dubbi. “Io sono rimasta e resto con le mie perplessità nel merito del ddl Zan che ho già espresso pubblicamente. Io, lo ripeto, avrei preferito cambiare alcuni punti sui quali sia parte delle femministe che alcuni costituzionalisti, hanno espresso perplessità. Ma nello stesso tempo, se si va in aula con quel testo, io lo voto”. È evidente che quel malcontento sotterraneo c’è, la Fedeli non è convinta del testo ma si adegua.

Per Letta i dissidenti fanno il gioco di Renzi e Salvini

Per Letta e la sinistra chi manifesta dissenso e chiede correzioni fa «il gioco di Renzi e di Salvini. Sia mai si voglia aprire un serio dialogo di confronto. Il messaggio che sta lanciando Letta a tutta la sinistra sul ddl Zan sembra molto chiaro: ‘andiamoci a schiantare ma salviamo l’ideologia’ , divenendo questa più importante di una legge che se passasse andrebbe a incidere sulla vita di milioni di italiani a prescindere.

Tra le voci dissonanti all’interno della stessa area democratica c’è quella di Alessio De Giorgi, ex direttore di Gay.it, il quale in un intervista rilasciata al Giornale spiega perché il Pd ha sprecato un’occasione: ‘Il Pd non tiene conto delle posizioni delle femministe per ragioni di posizionamento politico perché, in un governo di unità nazionale col centrodestra, ha bisogno di caratterizzarsi e di rinsaldare l’alleanza col M5S. Facendo così, però, passa sopra come uno schiacciasassi a quelle persone che la legge vorrebbe tutelare. Peccato, potevamo far passare il ddl Zan con i voti della Lega nonostante guardi a Orban”e su questo punto ritorna chiaro comunicativamente il concetto di come sia più importante salvaguardare l’ideologia più che la legge da parte del PD.

Marcucci contro Letta: la mediazione è necessaria

Un altro protagonista significativo dell’ambito Dem, l’ex capogruppo PD,il senatore Andrea Marcucci ha aperto una netta posizione verso il dialogo con la destra. “A questo punto, in questa condizione parlamentare, difendere il ddl Zan, rifiutando qualsiasi mediazione, significa perdere un appuntamento storico con i diritti” prosegue il senatore del PD. “Il disegno di legge va sostenuto con equilibrio ed intelligenza, ammettendo qualche piccola modifica sui punti più controversi insieme a quei gruppi parlamentari che alla Camera hanno approvato la legge. Lo sottolineo: andare avanti con ostinazione con i numeri del Senato, vuol dire soltanto andare a sbattere. Un’ipotesi che il Pd non può accettare in alcun modo”.

La presidente di Arcilesbica contro il ddl Zan

Se Marcucci usa una linea più morbida ma sempre in contrapposizione, la presidente nazionale di Arcilesbica Cristina Gramolini non le manda a dire in un’intervista rilasciata a Repubblica: ‘Senta, io vengo dalla militanza in Rifondazione, non posso certo essere considerata renziana. Però Renzi ha detto una cosa di buon senso: rivediamo i punti più controversi e poi stringiamo un patto solenne fra tutte le forze politiche per approvarla subito alla Camera. Mi pare che Lega e Fi siano d’accordo”. Secondo la Gramolini è “ottuso” pretendere di non cambiare il ddl “di un millimetro pur in presenza di pesanti controindicazioni. Soprattutto sull’identità di genere”. E rimarca che “nuoce ai diritti delle donne, alle nostre poche quote, alle nostre poche pari opportunità, ai nostri sport subalterni che non possono essere ceduti al primo uomo che si alza un giorno e decide di dichiararsi femmina”.

Di cosa ha ancora bisogno Letta? Le chiusure sono sempre l’antitesi del raggiungimento di un obiettivo. Siamo certi che se il PD avesse impiegato le stesse energie comunicative e utilizzato le stesse campagne mediatiche e social per difendere la memoria della povera Saman, avrebbe veramente dimostrato che le cause delle minoranze sono le sue priorità. Non essendo accaduto, si è palesato quanto in fondo le cose buone e giuste si alternino in base alla convenienza politica.

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sostienici

In evidenza

News dalla politica