Ddl Zan, i gay di destra dicono “no”: «I disabili le vere vittime. Non siamo noi la categoria “fragile”»

martedì 13 Luglio 8:47 - di Michele Pezza
Ddl Zan

Chi potrebbe gridare «basta con il vittimismo gay» senza timore di incorrere nell’accusa di voler discriminare il terzo sesso? Solo un gay, evidentemente. E Umberto La Morgia lo è senza tentennamenti. La notizia, tuttavia, è che lo è militando a destra, con buna pace di tutti quelli che considerano tale latitudine politica inospitale e proibitiva per l’omosessualità. La Morgia, dirigente di Fratelli d’Italia, è infatti soprattutto il fondatore di Omosessuali di destra, associazione particolarmente attiva sui social dove conta migliaia di follower. Ieri, come informa Libero, era a Pontedera, nel Pisano, per partecipare ad un confronto sul ddl Zan (da oggi in aula al Senato) poi annullato all’intimo momento per inspiegabile forfait degli organizzatori.

Così il fondatore di “Omosessuali di destra”

La Morgia, tuttavia, una spiegazione ce l’ha: si è trattato di un «boicottaggio» verso la destra. Si capisce: è scomodo confrontarsi con un omosessuale della parte politica che si è deciso in anticipo di condannare per omofobia. E sul dl Zan La Morgia ha le idee chiare: «È uno psicoreato», dice citando George Orwell. E spiega: «Non se ne può più. Finirà che non si potrà più dire donne, ma “persone con cervice. I produttori di assorbenti non potranno parlare di mestruazioni, saremo intimiditi». Uno scenario, appunto, da totalitarismo orwelliano. Ma è esattamente quello che nascerebbe all’indomani del ddl Zan se approvato così com’è.

«Con il ddl Zan chiunque avrà paura di parlare»

Una soluzione il fondatore di Omosessuali di destra ce l’ha: sfrondare il testo dal suo sovraccarico ideologico e punire più severamente le aggressioni e le violenze dettate da motivi omofobi. Anche perché, aggiunge La Morgia, dati del Viminale alla mano, l’Oscad certifica che più dei gay sono i disabili a patirle. Proprio questo gli fa dire «basta vittimismo, noi gay dovremmo smetterla di considerarci all’interno della categoria “fragili” e di cercare protezione come fossimo una specie in via di estinzione». Così, conclude, «non facciamo un servizio a noi stessi». Parole sacrosante. Chissà se i pasdaran del ddl Zan, in teoria i paladini di La Morgia, ne sapranno far tesoro.

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