Covid, bambina di 11 anni muore a Palermo: contagiata dalla sorella, i genitori sono “no vax”

martedì 27 Luglio 20:48 - di Guido Liberati
bambina Palermo

Non ce l’ha fatta la bambina di 11 anni era ricoverata per Covid in Terapia intensiva, ricoverata all’ospedale Di Cristina di Palermo.

La bambina, che aveva una malattia metabolica rara, era stata contagiata dalla sorella maggiore di ritorno da un viaggio in Spagna, con la variante Delta di Sars-CoV-2. I genitori della piccola vittima non sono vaccinati e sono risultati anche loro positivi al virus.

«Sono vicino, come padre e come presidente, alla famiglia della piccola, che vive il dolore più grande. Ogni qualvolta il Covid spegne una vita, è una sconfitta per tutti. E non c’è consolazione, da parte nostra, nella consapevolezza di aver fatto tutto quanto nelle nostre possibilità per evitarlo. Solo il buon Dio potrà dare la forza necessaria ai genitori per andare avanti. Oggi è momento di silenzio e di dolore». Sono le parole del presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, a commento della drammatica notizia.

«Dobbiamo insistere sull’importanza delle vaccinazioni, dobbiamo rendere partecipi i genitori del rischio di continuare ad avere i propri figli come serbatoio di circolazione del virus». Annamaria Staiano, presidente della Società italiana di pediatria (Sip), commenta così all’Adnkronos Salute la notizia.

I pediatri italiani: “Fino a oggi 30 minori morti per il Covid”

“E’ vero che in generale le manifestazioni di questa malattia in età pediatrica sono lievi, ma non possiamo escludere forme severe, che si sono già manifestate e hanno portato fino ad oggi a 30 decessi in età pediatrica, al di sotto dei 18 anni. La maggior parte di questi casi erano pazienti con comorbilità”, con altre patologie concomitanti. “Noi abbiamo il dovere di proteggere questa fascia più fragile e proteggere la popolazione in generale”.

La bambina morta a Palermo e il virus in casa

“Anche nel caso della famiglia di Palermo c’è stato qualcuno”, nello specifico la sorella della ragazza, “che è diventato un portatore” involontario “del virus” dentro le mura domestiche. “Il fatto che i genitori non fossero vaccinati esponeva anche a un rischio maggiore. La vaccinazione è l’arma per bloccare e limitare questi rischi. Noi tutti dobbiamo usarla. Come società scientifica non diciamo ‘obbligo di vaccinazione’, perché sono gli organi politici a definire l’obbligatorietà, ma siamo consapevoli che l’unica arma per combattere Covid e per limitare i danni da Sars-CoV-2 è la vaccinazione e dobbiamo affrontare il problema dell’accettazione” di questo strumento.

“Invitiamo dunque la popolazione a proteggersi, ad aderire alla campagna vaccinale. E” come pediatri “siamo perfettamente favorevoli” alla profilassi “anche nei ragazzi dai 12 anni in su, fascia per la quale ci sono prodotti approvati”, conclude la presidente della Società italiana di pediatria.

 

 

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