Caso Amara, l’imbarazzo dell’Anm che non sa che pesci prendere nello scontro Salvi-Storari

martedì 27 Luglio 14:13 - di Paolo Lami
PIERO AMARA

Si taglia a fette l’imbarazzo dell’Anm milanese, i sindacalisti delle toghe costretti a non scegliere nella guerra in atto all’interno della magistratura sul caso Amara e sulle questioni collegate, in particolare la vicenda Eni/Nigeria.

C’è un “tuttavia” di troppo, però, nel comunicato limato con il bulino che l’Anm rilascia – e si intuisce fra le righe l’immensa sofferenza – dopo giorni di silenzio pesantissimo di fronte allo  spettacolo indecoroso di una magistratura dilaniata dagli scontri prima di tutto ideologici e, poi, a cascata, di molti altri generi.

“Come Anm Milano non possiamo che predicare il rispetto delle forme del procedimento e ribadire la fiducia negli organi dell’autogoverno. Tuttavia – frenano i sindacalisti della magistratura – dobbiamo farci carico del disagio espresso da una parte rilevante di colleghi del distretto per una vicenda grave e articolata, da tempo nota”.

La faccenda che tanto imbarazza la Giunta esecutiva sezionale dell’Anm del distretto di Milano è quella che, travalicati i confini degli uffici giudiziari locali, sta ridicolizzando la magistratura nazionale – ogni giorno nella commedia spunta qualche nuovo personaggio – laddove, nell’ultima puntata della telenovela, il Procuratore Generale della Cassazione, Giovanni Salvi, fratello del più noto Cesare, già deputato dem, ha chiesto il trasferimento ad altra sede e funzioni dopo il caso Amara, del pm Paolo Storari.

Nei giorni scorsi tantissimi pm e giudici degli uffici giudiziari milanesi avevano espresso solidarietà a Storari con una lettera cofirmata da 46 toghe.

“E’ nota, per essere stata diffusa sugli organi di stampa, la lettera firmata da numerosi colleghi del distretto i quali – si legge nella nota della Giunta milanese dell’Anm – pur escludendo qualsiasi valutazione di merito, hanno ritenuto di rappresentare che non si sentono “turbati” dalla presenza del collega Storari nell’ufficio di Procura di Milano“.

Conclude democristianamente la Giunta milanese dell’Anm: “Confidiamo in un completo e tempestivo accertamento di tutti i fatti e respingiamo fermamente ogni strumentalizzazione di una vicenda così delicata e complessa da parte di chiunque intenda cogliere l’occasione per tentare per l’ennesima volta di delegittimare uno degli uffici giudiziari più impegnati ed esposti del Paese”.

Senonché non c’è bisogno neanche che qualcuno delegittimi dall’esterno perché ci hanno già pensato gli stessi magistrati.

Qualche giorno fa, con un’intervista al Corriere, PierCamillo Davigo ha ammesso con fanciullesco candore che anche lo stesso Salvi, Procuratore Generale della Cassazione, aveva saputo, in camera caritatis, dello scontro in atto fra Storari e i vertici della Procura milanese dopo le dichiarazioni di Amara. E avrebbe perfino visto copia dei verbali. Insomma non resta altro che mettersi comodi con birra e popcorn e attendere la prossima puntata.

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