Berlusconi e il sogno del Quirinale: può contare su 476 voti e tesse la tela con Matteo Renzi

sabato 3 Luglio 10:59 - di Redazione
Berlusconi

Silvio Berlusconi pensa sempre più seriamente al Quirinale e il suo sogno funziona per lui da “ricostituente”, come scrive il Corriere. La prossima settimana comincerà, dopo il ritorno a Roma, a lavorare per questo obiettivo. E sulle grandi manovre Berlusconi nonostante l’età è imbattibile. A lui non manca certo il “quid”. Quindi, oltre a farsi due conti, il Cavaliere intrattiene buoni rapporti con i leader che a suo giudizio potrebbero essere interessati a fargli tagliare quel traguardo.

Berlusconi ha messo all’opera i suoi sherpa

“Mi do il 10-15% di possibilità” dice il Cavaliere, che ha fatto i calcoli e ritiene di avere già dalla sua 476 grandi elettori, insufficienti per raggiungere la maggioranza assoluta fissata a quota 505. “Perciò – sottolinea il Corriere – ha messo all’opera i suoi sherpa, sguinzagliati tra le file dei grillini alla ricerca di un nuovo personale centro di gravità. Quando illustra il suo disegno agli ospiti, Berlusconi sembra l’Andreotti che alla vigilia della corsa al Colle nel ’92 apriva il cassetto della scrivania e mostrava una lista di nomi scritti a macchina: «Sono i parlamentari comunisti che voteranno per me»”.

E con Renzi i rapporti sono cordialissimi

I rapporti con Giuseppe Conte – racconta Francesco Verderami nel suo retroscena – sono cordiali, e lo stesso vale per Matteo Renzi. Che proprio ieri si sbilanciava nell’elogio delle ministre azzurre del governo Draghi. Un caso?

Per dimostrare che Berlusconi un pensierino sul Quirinale lo ha sempre coltivato, Verderami cita un episodio del lontano 1994. “Ma è vero – scrive – che ha sempre puntato all’alto incarico, ne è testimone Dini che fu suo ministro dell’Economia. Era il 1994 e un giorno passarono insieme in auto davanti al Quirinale”.

Quella frase a Lamberto Dini nel 1994…

“D’un tratto – continua il retroscena – Berlusconi si volse e gli confidò: «Il mio sogno è venire qui, non stare lì», cioè a Palazzo Chigi. È nell’altro palazzo che si sente a suo agio come un Papa. A una cena di Stato organizzata al Colle, quando lì sedeva Ciampi, il Cavaliere che era presidente del Consiglio ruppe il cerimoniale ordinando lui ai camerieri in livrea di scoperchiare le portate. Persino alle ultime consultazioni a cui ha partecipato, passando per un salone del palazzo, spiegò che «qui questi mobili non vanno bene, li sposterei in un’altra stanza». E ora, all’alba dei suoi 84 anni, vorrebbe arredare a suo piacimento persino il Quirinale, «tanto ci starei un paio di anni non di più…»”.

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