Vaccini, il tedesco CureVac è una nuova doccia fredda: efficace solo al 47%

giovedì 17 Giugno 15:09 - di Natalia Delfino
curevac

Non supera il test dell’efficacia il vaccino tedesco CureVac. Il siero, infatti, si è dimostrato capace di agire contro la malattia «di qualsiasi gravità» solo al 47%, ovvero sotto lo standard minimo del 50% richiesto dall’Oms per l’autorizzazione in emergenza. Dunque, ha comunicato la stessa azienda, CureVac «non ha soddisfatto i criteri di successo statistici prestabiliti». I dati, come sottolineato dalla vice portavoce capo della Commissione Europea Dana Spinant, «sembrano basati su risultati preliminari e non definitivi», mentre è importante avere quelli finali. Ma, certo, come esordio non è confortante per questo vaccino già contemplato nei piani di la lotta al Covid: la Commissione Ue, infatti, aveva prenotato circa 400 milioni di dosi. La quota per l’Italia, secondo i dati comunicati in origine dal ministero, era di 30,2 milioni.

L’azienda: «Speravamo in un risultato più forte»

Il primo verdetto sull’efficacia di CureVac, un vaccino a Rna messaggero, arriva dall’analisi ad interim dello studio internazionale Herald di fase 2b/3, condotto su circa 40mila volontari in Europa e in America Latina e che ha preso in considerazione almeno 13 varianti. L’azienda ha fatto sapere che, invece, dal punto di vista della sicurezza è confermato «un profilo favorevole». Dunque, lo studio va avanti per arrivare al dato definitivo, anche se, ha ammesso Franz-Werner Haas, Ceo di CureVac, «speravamo in un risultato intermedio più forte». «Riconosciamo che dimostrare un’elevata efficacia in questa ampia e senza precedenti diversità di varianti è una sfida. Mentre procediamo verso l’analisi finale con un minimo di 80 casi aggiuntivi, l’efficacia complessiva del vaccino potrebbe cambiare», ha poi precisato il Ceo di CureVac, chiarendo che «abbiamo sempre in programma di chiedere l’autorizzazione».

L’Ue cauta sui dati CureVac: «Aspettiamo i definitivi»

Intanto, i dati disponibili sono stati comunicati all’Ema e accolti con cautela dalla Commissione. «È importante avere dati definitivi e completi sull’efficacia prima di prendere decisioni e procedere nelle discussioni con la compagnia», ha sottolineato ancora Spinant, durante un briefing con la stampa a Bruxelles. «Su questa questione – ha aggiunto il portavoce della Commissione, Stefan de Keersmaecker – non sta a noi commentare. La sicurezza e l’efficacia dei vaccini sono competenza dell’Ema, sul cui lavoro ci affidiamo. Abbiamo un contratto con la compagnia, ma – ha ricordato – serve un’autorizzazione alla commercializzazione. Seguiamo la vicenda nello steering board».

Una speranza anche per i Paesi in via di sviluppo

Ma a sperare in CureVac non era – e non è – solo l’Europa. Anche i Paesi in via di sviluppo puntavano su questo siero che, per le sue caratteristiche tecniche, presenta costi di produzioni meno onerosi e modalità di conservazione più agili rispetto a Pfizer e Moderna, gli altri due vaccini a Rna messaggero.

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