Tacconi scende in campo: «Inginocchiarsi non può essere un obbligo, ognuno ha le sue idee»

mercoledì 30 Giugno 16:53 - di Eugenio Battisti

L’inginocchiamento obbligatorio non piace a Stefano Tacconi. Una polemica senza senso  quella sulle prossime mosse della Nazionale, finita sotto i riflettori non per le performance calcistiche agli europei 2020, ma per il giallo sull’inginocchiamento a sostegno dei Black Lives Matter. Come se restare in piedi ad ascoltare l’inno equivalesse a una patente di razzismo.

Tacconi: l’inginocchiamento obbligatorio non è corretto

“Ognuno ha le sue idee”, dice il campione, ex portiere della Juventus e della Nazionale. “Far diventare l’inginocchiamento un obbligo non mi sembra corretto”. Cosa faranno gli azzurri prima del fischio di inizio dei quarti di finale contro il Belgio? La domanda non appassiona Tacconi. Che preferisce parlare di calcio. “Poi in questo Europeo di errori ne sono stati commessi tanti, pensiamo a stadi con 60mila spettatori”.

“Il Belgio è favorito, ma la partita è da giocare”

Pronostici sulla sfida dei quarti di finale? “Belgio favorito, ma la partita è da giocare. Personalmente non vorrei mai partire con i favori del pronostico. Di solito sono motivo di nervosismo. Senza di essi, al contrario, si gioca più rilassati”. Devono convincersi di essere i migliori, aggiunge.

“L’Italia, può dare tante soddisfazioni ma delle altre ce ne frega poco. Troppo entusiasmo dopo le prime uscite? Secondo me Mancini e i ragazzi hanno talmente tanta esperienza che sanno come comportarsi”.  Quello che conta soprattutto è il gruppo. “È  unito, si diverte, sembra come quella degli anni ’90. Berardi o Chiesa contro il Belgio? Mancini è bravo e so che ama i pugili. Nel pugilato prima li stanchi e poi li affossi. Chiesa o Bernardeschi, subentrando, possono disturbare moltissimo le altre squadre e cambiare la partita. Dall’inizio non ce li vedo”. Italia favorita? Dev’esserlo, dice l’ex portiere della Juve. “Devono convincersi di essere i migliori. Hanno creato una squadra di fratelli e amici, si vede che sono tutti allegri e felici e questo è importante”.

Un campione con il cuore che batte a destra

Un fuoriclasse con il cuore che batte a destra. Lo scelse Giampiero Boniperti. “Con lui abbiamo vinto tanto”, dice Tacconi in occasione della morte del presidentissimo “Prima di firmare il contratto mi fece tagliare i capelli e mi impose la cravatta.  Il contratto all’inizio fu di un solo anno. Mi disse che dovevo prima di tutto dimostrare di essere un vero portiere della Juve“.

Quando Striscia la notizia lo accusò di razzismo

Di destra. Non ne ha mai fatto mistero. Fu candidato per due volte sotto le bandiere di Alleanza nazionale, senza riuscire nell’impresa. E anche per questo tre anni fa era finito nel mirino di Striscia la notizia. Con l’accusa di aver definito goliardicamente “negher” Idris Sanneh,  giornalista e tifoso juventino, nato in Gambia.  Apriti cielo,  lo hanno inseguito con il Tapiro d’Oro al grido di razzista. “Sono di destra, non sono razzista. Ho chiesto anche scusa. Io e Idris siamo amici, lo chiamo sempre negher, da 40 anni, simpaticamente, in milanese. È una goliardata. Lui non si arrabbia mai”.

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