Stato d’emergenza? La fucilata di Del Debbio: «Finché c’è Speranza ministro non mi fido»

giovedì 17 Giugno 15:44 - di Gabriele Alberti
Stato d'emergenza Speranza

La probabile proroga dello stato d’emergenza sta infiammando il dibattito politico. Giorgia Meloni lo ha definito una “follia”, non essendoci più quelle condizioni emergenziali che lo avevano motivato. Non a caso domani (dalle 9 alle 13 su Facebook live) si svolgerà il dibattito promosso da Fdi, dal titolo: «Quale ruolo del Parlamento nella gestione dell’attuale stato di emergenza». Parteciperanno costituzionalisti, amministrativisti, sociologici e linguisti per proporre soluzioni concrete e fattibili. Sull’argomento è da segnalare un intervento di Paolo Del Debbio su La Verità. Il conduttore, nonché docente universitario, chi spiega che è seriamente preoccupato che estendere all’infinito i poteri speciali sia una scusa per non fare nulla.

Prorogare lo stato d’emergenza, Del Debbio: “Speranza potrebbe richiuderci”

“Non vorremmo – scrive- essa fosse usata per cercare delle scappatoie alla soluzione dei problemi derivanti dal fatto che con i poteri emergenziali un ministro come Roberto Speranza può farci richiudere tutto come se nulla fosse. Non ci fidiamo – scrive senza perifrasi Del Debbio-  tanto per essere chiari, ancora più chiari, ce ne fosse bisogno”. L’editorialista cita alcuni segnali che che lo confermano in questo timore. Ad esempio, “Ci ha colpito molto che il ministro Patrizio Bianchi, augurando le vacanze agli studenti, abbia detto che ci rivediamo a settembre probabilmente senza mascherine; ma che ormai, comunque, nessuno ha più paura della Dad. Facciamo una domanda semplice e fondamentale: di che Italia parla Bianchi?”. Domanda pertinente. La Dad, infatti, se non fa paura al ministro fa paura alle famiglie, ai ragazzi. Del Debbio invita pertanto il ministro a leggere qualche documento in materia. In una ricerca Onu certificata dall’Unicef c’è scritto “che circa il 30% delle famiglie ha avuto problemi di accesso alla rete: quindi difficoltà estreme per i ragazzi a casa a seguire la scuola”.

Stato d’emergenza, Del Debbio: “Nasconde l’incapacità di risolvere i problemi”

Un altro 30% circa di famiglie ha avuto problemi perché non aveva sufficienti pc e supporti per il numero dei figli. Soprattutto in quelle famiglie che avevano uno o entrambi i genitori in telelavoro. “Capite perché abbiamo letteralmente paura dell’emergenza? – si sfoga Del Debbio- Non perché non ci fidiamo del titolare di Palazzo Chigi, Mario Draghi, ma perché il governo non è monocratico: hanno voce e poteri soggetti che non nutrono esattamente la nostra fiducia e, in buona parte, anche del popolo italiano e soprattutto delle famiglie. E non si tratta di una questione politica, si tratta di aver verificato l’inefficienza e l’incapacità di trovare soluzioni adeguate a problemi enormi”. Il ministro avrebbe dovuto dire altro, per esempio che  farà di tutto per predisporre un piano per i mezzi di trasporto. Che è stato e rischia di rimanere il punto dolente del ritorno a scuola. Per questo i poteri speciali prorogati preoccupano. Perché è stato in virtù di essi che si sono aperte e richiuse le scuole; aperti e richiusi ristoranti; chiuse le palestre “dove è stato dimostrato che, applicando i protocolli, eravamo vicini a quota zero contagi”. Quindi dovremo fidarci? Certo che no.

Stato d’emergenza, una scappatoria per evitare il confronto parlamentare

Quindi c’è il timore fondato – spiega De Debbio – che prolungare lo stato di emergenza serva a evitare il confronto parlamentare su materie decisive per la vita degli italiani. “Se questo valeva l’anno passato, lo stesso varrà anche di più da settembre in poi. Già, cosa accadrà da settembre in poi? “Quando si dovranno discutere nuove formule, nuovi protocolli”. L’Italia uscirà dall’estate, la campagna vaccinale sarà a un punto prevedibilmente soddisfacente;  per cui non sarà auspicabile  né accettabile ripetere l’errore che è stato fatto da Giuseppe Conte & C.: “quello di intervenire con regolamentazioni che riguardavano diversi settori che non furono neanche ascoltati. Forse il caso più eclatante – ricorda Del Debbio- fu quello dei protocolli per i ristoranti; fatti senza interpellare la più grande organizzazione italiana che li rappresenta, la Fipe (Federazione italiana pubblici esercizi). In qualche oscura stanza di qualche ministero qualche cervellone pensò alla famosa distanza dei quattro metri tra un tavolo e l’altro. Francamente quello che temiamo è che con l’emergenza manchi quel confronto parlamentare, ma soprattutto con la gente comune che, sola, conosce realmente i problemi e può anche suggerire soluzioni!. Timori che condividiamo.

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