Ritrovati i resti di centinaia di bambini vicino a una scuola cattolica del Canada. E’ la strage dei nativi

giovedì 24 Giugno 12:31 - di Robert Perdicchi

I resti di centinaia di bambini nativi sono stati ritrovati nei pressi di un’altra ex scuola cattolica in Canada, la Marieval Indian Residential School di Saskatchewan. Lo hanno reso noto con un comunicato le comunità indigene della Federation of Sovereign Indigenous First Nations senza specificare il numero dei corpi ritrovati, ma facendo capire che è superiore a quello dei resti di 215 bambini ritrovati il mese scorso nei pressi della Kamloops Indian Residential School, in British Columbia.

La fossa comune dei bambini nativi in Canada

Gli istituti facevano parte di una rete di scuole, attive fino alla fine degli anni settanta, fondate dal governo canadese e amministrate dalle Chiese cattoliche che rimuovevano i figli degli indigeni dalla loro cultura per assimilarli alla propria. Come a Kamloops, anche a Marieval – dove la scuola ha operato dal 1899 al 1997 – sono stati usati dei radar per controllare l’area dove è stata ritrovata la fossa comune.

Il capo della comunità Cowessess, Cadmus Delorme, e il capo della Federazione, Bobby Cameron, oggi terranno una conferenza stampa per dare maggiori informazioni sul ritrovamento che il leader della comunità indigena canadese definisce tragico. “Chiedo a tutti i canadesi di stare al fianco delle First Nations in questo momento estremamente difficile”, ha scritto su Twitter Perry Bellegarde a capo della assemblea delle First Nations.

La strage di 150mila innocenti alla fine del 19esimo secolo

Sono stati oltre 150mila i bambini nativi che tra il 19esimo secolo e la fine degli anni settanta sono stati costretti ad entrare in queste scuole residenziali, dove venivano convertiti. Ai bambini non veniva permesso di parlare la propria lingua, venivano spesso maltrattati e picchiati. Secondo alcune stime si ritiene che oltre 6mila bambini siano morti in queste scuole, l’ultima delle quali ha chiuso a metà degli anni ’90.

Nel 2008 il governo canadese si è scusato formalmente, davanti al Parlamento, per questa politica e per gli abusi fisici e sessuali che sono stati commessi in queste scuole. In quell’anno è stata anche creata una commissione, la Truth and Reconciliation Commission, che per anni ha indagato per ricostruire tutta la verità ed alla fine ha stabilito che molti dei bambini non tornarono mai nelle loro comunità.

Una storia di orrori venuta alla luce dopo anni

Il ritrovamento dei resti di centinaia di bambini nativi nei pressi di due ex scuole cattoliche in Canada ha riacceso i riflettori su una delle pagine più buie della storia del Paese nordamericano. Quella di un “genocidio culturale” che per oltre un secolo il governo canadese ha perpetrato ai danni delle comunità native, portando via alle famiglie, spesso con la forza, 150mila bambini che venivano iscritti in scuole residenziali, finanziate dallo stato e gestite dalla chiesa cattolica.

L’obiettivo era quello di assimilarli alla cultura dominante, vietando loro di parlare la loro lingua e seguire le proprie tradizioni, forzando anche la conversione cristiana. In questi collegi i bambini hanno subito maltrattamenti, terribili abusi fisici e sessuali, e migliaia di ragazzi vi hanno trovato la morte, secondo quanto ha stabilito nel 2015 il rapporto della Truth and Reconciliation Commission, la commissione istituita dopo che nel 2008 il governo canadese si è formalmente scusato con le comunità indigene per queste pratiche.

E’ durata sette anni l’inchiesta della commissione per la verità e la riconciliazione, con i suoi membri che hanno viaggiato per l’intero, sconfinato, Canada per poter parlare con tutti gli ex studenti di queste scuole che, istituite alla fine del 19esimo secolo, hanno chiuso i battenti in gran parte alla fine degli settanta, con qualcuna ancora attiva fino agli anni ’90.

I bambini strappati alle famiglie e abusati o uccisi in Canada

Alla fine, la commissione ha fatto un quadro di “uno dei più bui e inquietanti capitali” della storia del Canada, con bambini “strappati alle loro famiglie, alle loro identità e al rispetto di se stessi” sottoposti a “discriminazioni, deprivazioni ed ogni tipo di abusi fisici, sessuali, emotivi e mentali”.

Ma la commissione non solo descriveva il “genocidio culturale” perpetrato in quelle scuole, ma ha lanciato l’allarme sui 6mila bambini che sono morti per malnutrizione, malattie ed altre cause in quelle scuole.

In molti casi le famiglie non furono neanche informate, ed i bambini venivano sepolti intorno alle scuole stesse, con “i campi da gioco che venivano trasformati in cimiteri”, come disse durante la presentazione del rapporto sei anni fa una delle componenti della commissione. Un orrore che i ritrovamenti di resti di bambini nei pressi delle due ex scuole hanno confermato.

 

 

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