Panico nel Pd dopo il “botto” del M5S: “Non sappiamo con chi parlare”. Letta travolto

mercoledì 30 Giugno 9:28 - di Gabriele Alberti
Letta M5S

Il ciclone Grillo-Conte lascia il Pd senza parole. Una crisi di afasia mascherata da un laconico “osseviamo con rispetto” quel che accade nel M5S. Lo afferma Enrico Letta, al quale non ne va bene una da quando ha deciso di lasciare Parigi.  Ok, le sue “priorità” hanno lasciato indifferenti, se non irritato, l’elettorato potenziale sondato: alla tassa di successione alla legge Zan, passando per lo ius soli e il voto ai diciottenni. Ora il caos, anzi le “comiche finali” dello show Conte-Grillo una ripercussione l’ha già provocata: lo psicodramma dem. La parola d’ordine, nel Pd, è «rispetto», la richiesta del Nazareno è di non commentare. Ma dietro la facciata  i dem sono smarriti e impauriti. I guai dei cinquestelle diventano i guai del Pd.

M5S, psicodramam nel Pd: Letta aveva puntato tutto su Conte

Il dimezzamento del M5S o la scissione che verrà, se verrà,  mettono in gravi difficoltà il partito di Letta. La messa all’angolo, al momento, dell’ex premier Conte segna l’ eliminazione politica dell’uomo su cui aveva scommesso come interlocutore privilegiato  “La realtà è che tutta la strategia del Pd, – scrive Capezzone su La Verità – dalla nascita del Conte bis, quando si impedì agli italiani di andare a votare, fu centrata su un investimento politico spropositato su Conte. Si pensi all’attivismo scatenato di Goffredo Bettini, teorico della convergenza tra il Pd e Conte; si pensi ancora alla surreale intervista in cui Nicola Zingaretti definì Conte nientemeno che «un punto fortissimo di riferimento di tutte le forze progressiste». Per non parlare di Letta che fece uno dei primi passi da segretario incontrando proprio Conte. L’uomo che Grillo ha definito uno senza visione e capacità organizzativa. Sì, siamo alle comiche finali.

M5S, ora il Pd, si trova senza interlocutori sui dossier aperti

Con un M5s ormai prossimo a spaccarsi in due o tre tronconi; e nessuno che abbia idee chiare su cosa accadrà domani il Pd si trova smarrito. Ci sono partite decisive, il Quirinale, le amministreative, la Rai. “Per il Pd ritrovarsi senza interlocutori politici (Conte) e senza massa di manovra parlamentare (M5s) nella partita del Colle è un incubo”, analizza il Giornale. “Con l’implosione grillina, tutti i dossier politici aperti diventano un rompicapo in cui il Pd gioca senza rete”: dal ddl Zan, su cui si vuole andare alla conta in aula, alla Rai: il 7 luglio dovrebbero infatti iniziare le votazioni in Senato per i nuovi membri del Cda. E il retroscena del Giornale è molto eloquente.  «Se vogliamo eleggere un nostro nome dobbiamo avere i voti M5s, e in cambio votare il loro. Ma da giorni cerchiamo qualcuno con cui parlare e nessuno di loro è in grado di darci un nome o una risposta». E’ lo sfogo di  un dem della Commissione di Vigilanza. Tra l’altro la partita non è semplice: “il Pd è diviso tra chi (sinistra orlandiana) vuol nominare Francesca Bria; e chi (Base riformista e franceschiniani) punta sul giornalista Stefano Menichini. Anche lì, insomma, si va in ordine sparso, e la fronda contro la linea del segretario monta.

Pd, tanto per cambiare: Letta sotto accusa

Il ddl Zan sarà il primo banco di prova del dopo uragano M5S: il 6 luglio si voterà per mandare il testo in aula, bypassando la commissione, e dal 13 inizierà la giostra dei voti segreti. Con la linea Letta: niente trattative, il testo va bene così. Ma nel gruppo parlamentare monta l’insofferenza  tra chi avrebbe voluto miglioramenti al testo: «Mancheranno molti dei nostri voti – confida un senatore Pd al quotidiano di Minzolini- sia per ragioni di merito; e sia per dare una botta a chi ci sta imponendo una linea identitaria, radical e a rimorchio di un partito che manco c’è più. Ma vi pare che, invece di sostenere il governo, ci mettiamo a fare i grillini reclamando il ripristino di quella boiata del cashback?». Letta contestato anche per l’ultima sua uscita: la proposta di nuove regole contro i «cambi di casacca» in Parlamento: «Ma con che faccia possiamo sostenerla – dice un deputato – dopo che solo 4 mesi fa il Pd ha passato settimane a inseguire e arruolare i più improbabili voltagabbana per sostenere il Conte ter?».

 

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