Mix di vaccini, il Lazio non si allinea. D’Amato: “Non possiamo obbligare. Non siamo in caserma”

giovedì 17 Giugno 11:16 - di Redazione

Il Lazio non ci sta. E non si allinea alle direttive perentorie del ministro Speranza sul mix di vaccini per gli under 60 che hanno fatto la prima dose con Astrazeneca. Anche se l’assessore alla Sanità, Alessio D’Amato, dalle colonne del Corriere della Sera, prova a mettere una pezza. Chiede lumi ma avverte: sì alla seconda dose con Astrazeneca con il consenso informato.  Il punto non è un no ideologico alla vaccinazione eterologa. Ma il bisogno di ascoltare i cittadini, “informati e di livello culturale alto”, che non vogliono cambiare vaccino. “Sono il 10%. Come la risolviamo?” chiede l’assessore.

Lazio, tutti i dubbi sulla vaccinazione eterologa

Il Lazio non vuole imboccare una strada alternativa. Siamo stati i primi a rispondere ai piani vaccinali. Ogni giorno immunizziamo circa 64mila cittadini. Ma vogliamo siano dissipati tutti i dubbi. Riceviamo fiumi di lettere da cittadini informati, specie insegnanti e docenti universitari tra 50 e 60 anni. Che vorrebbero non cambiare vaccino. Non si possono trascurare le loro obiezioni, sono circa il 10 per cento dei vaccinandi. La maggior parte dei richiami è stata eseguita utilizzando PfizerBioNTech, come prescrive il ministero. Ma questi casi come li risolviamo?”.

L’assessore D’Amato chiede lumi al ministero

D’Amato mette il dito nella piaga. Il caos informativo e le notizie contraddittorie che arrivano dal Ministero e dall’agenzia del farmaco. “La circolare del ministero e la determina di Aifa sono discordanti. La prima è perentoria, la seconda è possibilista. Basta leggere bene l’articolo 2. Non esclude che il medico possa decidere in scienza e coscienza quale tipo di vaccino somministrare. Oppure dobbiamo ricorrere all’obbligo?”.

“L’obbligo è un errore non siamo nell’esercito”

Per l’assessore di Zingaretti l’obbligo è un errore. “Non siamo nell’esercito dove bisogna rispettare gli ordini. Al primo posto va messo il raggiungimento dell’obiettivo. Immunizzare la popolazione nel più breve tempo possibile. Meglio dare una doppia dose di Astrazeneca a chi la chiede. Dietro la sottoscrizione di uno specifico consenso informato, che negare la seconda dose. Un giorno potremmo essere accusati di non aver garantito adeguata protezione a chi, vaccinato a metà, si è preso il virus e ne ha riportato danni. E poi ci sono i diritti dei medici i quali mi chiedono come comportarsi”.

Anche i medici devono poter lavorare in pace

Insomma la confusione è tanta. I medici – incalza D’Amato  hanno paura di essere denunciati se dispensano un tipo di vaccino diverso da quello richiesto o viceversa. “Anche loro devono poter lavorare in serenità.  Non abbiamo mai dato la precedenza a categorie privilegiate come gli avvocati. Il vaccino è andato ai più anziani e poi a scalare.  Seguendo l’ordine di età. E continuiamo a non cercare il conflitto col governo. Aspetto una risposta su cosa devo rispondere a chi sta nel limbo”. Sugli open day il Lazio è andato oltre. “Avevamo ricevuto la rassicurazione di poter dare Vaxzevria anche ai giovani. Li abbiamo immediatamente sospesi. Quando sono emersi i primi sospetti sul rischio del vaccino. Ai maturandi abbiamo somministrato sempre Pfizer“.

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