Michetti: “Fiero di essere definito tribuno. Insieme ai miei bomber cambieremo Roma”

14 Giu 2021 15:42 - di Gabriele Alberti
Roma Michetti

«Ringrazio Giorgia Meloni che mi  mi ha presentato a tutta la coalizione». Enrico Michetti parla a tuttto campo in un’ intervista  dalle pagine di Libero. Da quattro giorni candidato sindaco del centrodestra per Roma. Docente universitario, esperto della macchina amministrativa capitolina (ribattezzato «il Mr. Wolf dei sindaci») oltreché seguitissimo speaker dell’emittente  Radio Radio. Gli si fa notare subito di avere ottenuto già un primato: di essere piaciuto a tutto il centrodestra. «Questo mi lusinga moltissimo – risponde Michetti a Rapisarda- . È raro trovare una coalizione così ampia che sostenga un candidato civico. Farlo per la sfida che riguarda Roma, con tutto quello che rappresenta – un unicum nella storia del mondo cui dovremmo restituire il ruolo di Caput mundi – è un fatto politico, nel senso più alto del termine».

Michetti: “Prova di maturità del centrodestra”

Sul come  abbia fatto a convincere tutte le anime del centrodestra in così breve tempo, Michetti ha risposto con un’alisi politica chiara: «Non è merito mio. Credo che sia stata una prova di maturità dell’intera coalizione. Era naturale che vi fosse una discussione per trovare la migliore soluzione amministrativa. Ciò fa parte del confronto fra gli alleati. Alla fine è emerso questo “ticket” che corrisponde a due persone che conoscono bene Roma, la sua complessa macchina e i suoi problemi». Già, perché a differenze del centrosinistra, dietro la candidatura di Michetti c’è un’idea, un progetto di città, una squadra: c’è Simonetta Matone, donna di grande esperienza; “Senza dimenticare un alleato e terzo elemento del tris: quel vulcano di Vittorio Sgarbi…”. «Persone che non pensavano fino a due settimane fa di poter essere chiamate in causa. E invece il riconoscimento del lavoro svolto e la chiamata sono arrivati dagli stessi partiti. A dimostrazione della maturità di questa componente politica».

La polemica con la Raggi

Maturità che la sindaca uscente Virginia Raggi ha tentato di ridicolizzare non più tardi di un giorno fa. «Ne mettono insieme tre per farne uno», ha avuto il coraggio di dire in tv proprio lei, artefice della decadenza di una città che fa acqua da tutte le parti . Sgarbata e irrispettosa degli avversare nel perfetto stile grillino, quanto al contrario Michetti, molto garbato, non accoglie la provocazione.  «Sono i cittadini di Roma a dover dare una risposta, non i candidati – risponde- . I candidati devono fare del loro meglio per offrire soluzioni ai cittadini. Detto ciò, tutti quanti abbiamo davanti agli occhi come è stata e come viene amministrata Roma. Non mi interessano queste schermaglie: rispondo sui programmi e sul futuro».

Michetti, i programmi

E allora eccoli i programmi. A Roma c’è l’imbarazzo della scelta. Rifiuti, trasporti, degrado, da cosa inizia? . «Partiamo dall’igiene urbana. Occorrerà spingere sulla raccolta differenziata, oggi indietro su tutti i parametri. Ciò non è nulla se non si predispongono gli impianti per il riutilizzo, il riciclo, il riuso: che significa mettere in cantiere tutto quel ciclo virtuoso che trasforma il rifiuto in prodotto. Ma per questo servono gli impianti, la pianificazione: che vuol dire trovare le aree, polverizzandoli su tutto il territorio».

Michetti: Come convincere la ‘Roma Ztl’, roccaforte Pd

Altra piaga, i trasporti:  «Occorre implementare il trasporto collettivo. Ossia nuove metropolitane, non solo su carta, e il prolungamento della metro in superficie. Infine attenzione alla sicurezza. Non solo davanti i “biglietti da visita”, le stazioni oggi terra di nessuno, ma piazza su piazza- spoega Michetti- . Occorre portare il centro in periferia». E qui c’è un problema: a proposito di centro, come penetrare politicamente nella ormai famosa Ztl, roccaforte storica del Pd? La risposta c’è e riside in un’idea di città nuova e non ancorata alle vecchie etichette, spiega il  candidato del centrodetra  «Io ho un progetto per la città. Mi stanno a cuore le periferie, la zona sub -urbana, il centro di Roma. L’interesse collettivo non si può fare per classi o per categorie. E gli abitanti del centro non debbo lusingarli con delle promesse ad personam; ma assicurando rioni storici puliti, ordinati, fruibili. Perché del centro di Roma deve godere tutta la città».

Di idee ne ha tante, l’amministrazione romana non potrà che avvantaggiarsene. Con il suo algoritmo “Pitagora” – leggiamo- Michetti intende propugnare «un progetto di ricerca. Un sistema che affianca a ogni comune un comune “virtuale” di pari dimensione e che passa al vaglio tutta la spesa. L’obiettivo – spiega- è evitare tagli orizzontali ed evidenziare solo dove quel comune ha una spesa fuori controllo. È un sistema utilizzato da tante amministrazioni: è entrato nelle trattative stato -regione per l’autonomia differenziata, in particolare con il Veneto. È un progetto che ha avuto notevoli riscontri. Ne terremo conto anche noi».

L’inno di Mameli risposta a ‘Bella ciao’

Michetti spiega poi come e dove “impiegare” quelli che definisce i suoi “bomber”. Con il pro -sindaco Simonetta Matone «sono a servizio delle sue notevoli competenze! Se è vero che il sindaco è un allenatore, farò di tutto per mettere nelle migliori condizioni i miei bomber. Nel suo caso parliamo di una figura top nel campo dei diritti e del sociale». E Vittorio Sgarbi «nel suo settore è quasi imbattibile». Non possono man care le polemiche. Roberto Gualtieri le ha dedicato polemicamente “Bella Ciao” e Michetti ha  risposto con l’Inno di Mameli. «Quando vengono messe in campo vicende nazionali si risponde con l’inno della patria». E a chi sostine che  Roma sia ingovernabile risponde: «Ne sono consapevole. Roma è complessa e per governarla – politico o civico – serve competenza. Proprio ciò che pensiamo di poter dimostrare archiviando la stagione dell’uno vale uno: non fosse altro perché anche loro hanno fatto marcia indietro su questo. Purtroppo non siamo tutti Leonardo Da Vinci».

“Vi spiego perché ‘tribuno’ è un grande complimento”

La stampa di sinistra si è scatenata contro di lui. Ma lui mette in riga chi  lo definisce  “radio tribuno“, pensando di denigrarlo «È il complimento più grande che mi si possa fare. Il tribuno della plebe era sacro e inviolabile. Ed era il vero rappresentante del popolo». «Aggiungo una cosa: chi ha fatto la prima riforma agraria, la riforma più importante dell’epoca repubblicana? I Gracchi. Caio e Tiberio riuscirono a dare all’ager publicus una definizione che potesse fornire occasione e lavoro alle categorie meno abbienti, con un disegno di equa distribuzione del territorio di Roma che prima era appannaggio dei potenti e dei senatori che possedevano il latifondo. Una riforma compiuta da due tribuni della plebe, appunto. Riuscire a fare oggi un centesimo di ciò che hanno fatto i Gracchi significherebbe conquistarsi un piccolo posto nella storia». Ecco, la sinistra ci vada piano con le prese in giro e ripassi la storia...

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