Giu 09 2021

Annalisa Terranova @ 08:36

Meloni: ricordare Ramelli è indispensabile, vorrei un confronto con Enrico Letta su questo tema

Un giardino dedicato a un povero ragazzo di 18 anni brutalmente assassinato, Sergio Ramelli,  infastidisce l’Università del Salento. Che stila un comunicato per stigmatizzare come inopportuna la scelta del consiglio comunale di Lecce. E’ il ritorno della logica dei morti di serie B (quelli di destra) per i quali non solo non c’è stata giustizia, ma non dev’esserci neanche memoria.

L’intervento di Giorgia Meloni su Ramelli

Sulla questione Giorgia Meloni interviene oggi sul Giornale sottolineando che “la violenza politica non è morta”. E cita appunto il comunicativo con il quale il Consiglio didattico dei Corsi di Laurea di Area Politologica dell’Università del Salento ha condannato l’intitolazione di un giardino della città a Sergio Ramelli.

Parliamo, scrive Meloni, di “una violenza verbale, morale, comunicativa molto simile a quella che negli anni più bui del Dopoguerra ha armato la mano a troppi carnefici. Anche allora andava di moda nei circuiti della sinistra illuminata che fiancheggiava i gruppi extraparlamentari lo slogan l’antifascismo è azione, addirittura l’antifascismo non è reato“.

Ramelli, il tema sulle Br, la gogna, l’aggressione

Ramelli, continua Meloni, non era un violento, aveva solo avuto “l’ardire di scrivere un tema contro le Brigate rosse e per questo venne messo alla gogna e costretto a cambiare scuola per le continue minacce e violenze ricevute. In un calvario personale e familiare che culminò con l’aggressione e la sua morte dopo quarantasette giorni di coma”.

“Per lunghi anni – scrive Meloni – la storia di Sergio è stata sottaciuta, i suoi assassini nel frattempo erano diventati professionisti stimati e ben inseriti in società. Soltanto la destra politica ne custodiva il ricordo. Fu un magistrato di sinistra, anni dopo, a ricostruire la verità dei fatti squarciando quel muro di omertà e rendendo giustizia a Sergio. Poi, con la destra di governo, sono arrivate le prime intitolazioni di vie e giardini. Sono fiorite le pubblicazioni e gli spettacoli teatrali e la storia di Sergio non è più stata un tabù“.

L’Università del Salento: sui morti fascisti discutibile mitologia neofascista

Ma c’è qualcuno che ancora si oppone. Perché, come scrivono i docenti dell’Università del Salento, il nome di Ramelli – insieme a quelli dei fratelli Mattei, di Mikis Mantakas, di Francesco Ciavatta e altri – “è entrato a far parte di una fuorviante e discutibile mitologia neofascista. Che considera queste giovani vittime dell’odio politico quali nuovi “martiri” della libertà. Questo ha dato vita a forme di incondivisibile idolatria, utilizzata come pretesto alla base di violenti e deprecabili atti dimostrativi“.

Meloni: i giovani di destra erano carne da macello

Meloni ribadisce che è doveroso ricordare quei morti  “per non ripercorrere i tragici errori degli anni di piombo, nei quali le persone cessavano di essere persone e diventavano i simboli del nemico da abbattere, in una spirale di odio ideologico che ha mietuto decine di vittime. Tantissimi tra loro furono giovani di destra, travolti dalle campagne di odio di chi ne contestava il diritto di esistere e di pensare e abbandonati da un sistema politico che li considerava carne da macello per alimentare la teoria degli opposti estremismi. Questo furono gli anni Settanta a Milano, la città di Sergio, a Roma e in tante altre nostre città”.

Meloni: vorrei sapere cosa ne pensa Letta

Anni che non saranno ancora alle nostre spalle finché le “mefitiche scorie” di quel periodo continueranno ad ammorbare i luoghi che dovrebbero insegnare ai giovani “il valore della convivenza civile e del confronto democratico”. Quindi Meloni ricorda che Veltroni “ebbe il coraggio di ricordare Sergio in un lungo articolo sul Corriere della Sera”. E chiama la sinistra al dialogo su questo punto. “A partire dal segretario  del Pd Enrico Letta, mi piacerebbe sapere cosa ne pensano gli attuali leader della sinistra”.