Meloni: «L’Ue è un nano, ci vuole fare mangiare gli insetti ma è assente sulle cose che contano»

lunedì 21 Giugno 14:01 - di Giovanna Taormina
Meloni

«Siamo pronti a confrontarci con qualsiasi candidato, forti delle nostre e proposte. Ma fa riflettere che l’unica situazione nella quale in Italia pare si possa votare sono le primarie del Pd. Se si poteva votare per le primarie si poteva anche per le politiche». Lo ha detto Giorgia Meloni durante l’incontro a TaoBuk di Taormina. La leader di Fratelli d’Italia poi ha attaccato la Ue. «L’Europa ci dice che possiamo mangiare gli insetti ma poi sulla Libia andiamo tutti in ordine sparso».

«Io non sono per l’uscita dall’euro»

«In Libia – spiega – si è aperto un conflitto contro Gheddafi, guidato dalla Francia per interessi energetici, in particolare contro l’Italia poi l’Europa è andata in ordine sparso. E mentre l’Europa litigava oggi la Libia se la spartiscono i turchi e altri paesi». E sull’euro è chiara: «Io non sono per l’uscita dall’euro e non se ne deve parlare. Ma mi urta il sistema nervoso che si dica che l’euro è irreversibile, perché è una moneta e sono strumenti. Si parla di euro come se fosse una religione».

Giorgia Meloni: «L’Europa è un nano politico»

E ancora: «Oggi l’Europa è un nano politico che sulle grandi materie non esiste». E  spiega: «Il problema dell’attuale costruzione europea, è la sua chiara indeterminatezza. L’Europa oggi è un insieme di nazioni ognuna delle quali difende il proprio interesse nazionale o in alcuni casi tenta di imporre il proprio. Occorre puntare su un modello confederale fondato sul principio sussidiario e rivendico questa visione».

E poi puntualizza: «Purtroppo non mi aspetto cambiamenti in senso positivo nel senso che io credo che la conferenza sul futuro dell’Europa sia stata immaginata dall’attuale mainstream europeo per lavorare in senso sempre più federalista. Cioè un’Europa sempre più super-Stato che spoglia sempre di più le sovranità degli Stati nazionali, quando noi, come conservatori europei, siamo portatori di un modello diametralmente opposto che è il modello confederale». La leader di Fratelli d’Italia osserva: «Cioè l’Europa non si occupi di quello di cui si possono occupare gli Stati nazionali e si occupi invece di quello di cui gli Stati nazionali da soli non possono occuparsi adeguatamente: la politica estera, la politica di difesa. Cioè l’esatto contrario di quello che accade oggi».

Meloni: «La nostra è una visione confederale»

«La nostra visione è una visione confederale – afferma – ed è una visione che deve avere pieno diritto di cittadinanza. Io non accetto che l’ortodossia federalista tratti una visione diversa con una forma di anti-europeismo. Era l’idea di de Gaulle, era l’idea di tanti padri fondatori dell’Europa sulla quale io lavoro in quanto conservatore europeo».

«Il Ponte sullo Stretto deve far parte del Pnrr»

«Il Ponte sullo Stretto è un’infrastruttura che Fratelli d’Italia sostiene da sempre, che crediamo debba far parte pienamente del Pnrr come una delle principali infrastrutture di cui l’Italia, non la Sicilia o il Mezzogiorno, ha bisogno. Noi abbiamo fatto da questo punto di vista le nostre proposte sul tema del piano infrastrutturale riguardo non solamente il Ponte, riguardo lo sviluppo dell’infrastruttura portuale, dell’economia del mare. L’Italia è quella curiosa Nazione che è una penisola e si comporta come se fosse la Svizzera».

Poi osserva: «Cioè noi facciamo finta di non averlo, il mare. Invece credo che sia la nostra risorsa principale e credo che per esempio un adeguato sviluppo infrastrutturale dei nostri porti ci consentirebbe di attrarre una serie di rotte commerciali e uno sviluppo commerciale al quale oggi rinunciamo perché siamo miopi».

Meloni sul Recovery e sull’utilizzo dei fondi

La leader di FdI parla poi del Recovery e di come utilizzare i fondi. «Per quello che riguarda l’utilizzo dei fondi del Recovery certo questo dipende da noi, dipende dalla capacità che avremo di accompagnare le risorse con delle riforme strutturali importanti delle quali l’Italia ha bisogno. Penso alla giustizia, penso alla burocrazia, ma anche alla velocità che abbiamo dimostrato di saper avere quando necessario. Guardi la vicenda del ponte di Genova. Del resto noi siamo quella civiltà che i ponti li costruiva in dieci giorni 2000 anni fa, quindi che oggi non si riescano più a fare delle infrastrutture in tempi rapidi è francamente triste. Per quel che riguarda invece la parte europea del Recovery, credo che le cose poi non siano andate come speravamo».

Plastic tax sulle aziende italiane

Giorgia Meloni stigmatizza che «ci sono molte cose che nel corso della trattativa sono cambiate. I tempi di erogazione dei fondi, un’eccessiva discrezionalità della commissione sulle riforme che vanno fatte, il tema di un controllo eccessivo, la questione delle risorse proprie. Noi per paradosso rischiamo che parte, per coprire le risorse del Recovery, una plastic tax sulle aziende italiane ed europee prima che quelle risorse arrivino per salvare le aziende stesse. A me pare francamente una follia».

Il problema della natalità e della sicurezza

Infine lancia l’allarme sulla natalità. «Con queste risorse del Recovery avremmo dovuto investire anche in altri settori come la natalità. Nessuno si preoccupa del problema che nel 2050 il welfare non sarà più gestibile con questi dati sulla natalità. Non si può risolvere questo problema solo con l’immigrazione. Era fondamentale investire su politiche per la natalità». «Altro tema fondamentale è quello della sicurezza, che è fondamentale per l’Italia e anche perché con poca sicurezza, la non certezza della pena si allontanano gli investitori».

«La Ue dovrebbe trattare con la Libia»

«Le altre nazioni europee – dice nel corso dell’incontro – difendono i confini esterni dei loro Stati, siamo noi il buco nella rete.  Non sarebbe più ragionevole andare in Europa e, invece di chiedere di redistribuire i migranti, chiedere una missione europea per la Libia?».

«Come l’Europa ha trattato con la Turchia con 6 miliardi di euro dati ad Erdogan e l’Italia, che era stata abbandonata sul fronte Mediterraneo, ha pure messo 250 milioni, perché gli immigrati che arrivavano dalla rotta balcanica davano fastidio alla Germania. Con la Libia invece non si vuole andare a trattare per fermare le partenze dei barconi, aprire gli hotspot in Africa, distribuire solo i rifugiati e mandare indietro i clandestini l’unica cosa sensata da fare».

«Mentre eravamo in lockdown Europa faceva passerelle con Greta»

E infine sul lockdown e sulla pandemia. «Sulla gestione della pandemia ci dobbiamo ricordare che se ci fosse stata un’Europa seria non avremmo dovuto avere meccanismi di certificazioni delle vittime così diversi perché ricordo che l’Italia forse è stata la nazione più sincera nel raccontare qual era la situazione. Nei primi giorni della pandemia portammo al Parlamento europeo una mozione  per una certificazione unica all’interno dell’Unione europea dei contagi e delle vittime per evitare che noi fossimo abbandonati e derisi, come nazione – dice ancora Meloni – Nessuno parlava di Covid quando il problema era solo italiano». «Quando eravamo in lockdown la Commissione europea faceva le passerelle con Greta Thunberg e nessuno parlava della pandemia».

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