Marò, ora la sinistra si intesta la ‘vittoria’. Ma per anni Monti, Letta e Renzi non mossero un dito

martedì 15 Giugno 15:06 - di Redazione

“Un successo della nostra diplomazia”. La sinistra,  governo e Farnesina, si affretta a mettere il copyright sul lieto fine della vicenda dei marò. Dopo 9 anni si conclude il calvario dei due fucilieri di Marina, Salvatore Latorre e Massimilinano Girone. Impegnati a bordo della nave italiana Enrica Lexie in una missione antipirateria. Arrestati nell’aprile del 2002 con l’accusa di aver ucciso due pescatori indiani. Oggi la Corte Suprema di Nuova Delhi ha chiuso il lungo (e tragico) contenzioso con l’Italia. Mettendo la parola fine a tutte le cause contro i nostri militari.

Marò, la sinistra canta vittoria. Ma per anni è stata ferma

Ed è un tripudio di applausi della sinistra. Dal ministro della Difesa Guerini al ministro Di Maio passando per Letta è una gara per intestarsi ‘la vittoria. “Grazie a chi ha lavorato con costanza al caso, grazie al nostro infaticabile corpo diplomatico. Si mette definitivamente un punto a questa lunga vicenda”. Così uno smemorato Di Maio  su Twitter.

Per oscurare goffamente  una battaglia storica della destra e di Fratelli d’Italia. Che fin da subito ha chiesto che l’Italia facesse la voce grossa con l’India per riportare a casa i due marò. E poterli processare in Patria. Spingendo per l’arbitrato internazionale, che poi si è rivelato la scelta vincente. Interrogazioni, interventi parlamentari, manifestazioni di piazza. La mozione per sottrarli all’ipotesi della pena di morte. Spesso tra l’ironia della sinistra e l’indifferenza del governo Monti (e poi di Letta). Che aveva ben altre priorità.

Quando Monti riconsegnò i fucilieri all’India

Clamorosa le riconsegna voluta dall’ex premier nel marzo 2013 all’India dei due marò. Rientrati in Italia per un permesso natalizio. Con l’assicurazione che nel giro di poche settimane o mesi sarebbero tornati a casa.  Una scelta solitaria che portò alle dimissioni per protesta dell’ex ministro degli Esteri, Giulio Terzi. Di Fratelli d’Italia. Che lasciò la Farnesina per difendere l’onorabilità del paese. Subendo gli attacchi del collega della Difesa Difesa Giampaolo Di Paola, del premier tecnico (che assunse l’interim degli Esteri). Di Monti e dell’allora capo dello Stato Napolitano. Che giudicò ‘irrituali’ del dimissioni.

L’immobilismo di Letta e lo zig zag di Renzi

Una scelta suicida, condivisa da Corrado Passera, allora responsabile dello Sviluppo economico, che paventava rappresaglie indiane sui nostri interessi in India. Confusione, debolezza e attendismo. Così gli esecutivi di  hanno gestito la vicenda fin dall’inizio. E Letta si è mosso in perfetta continuità.

A nulla è valsa la lettera di Terzi al presidente del Consiglio e ai ministri della Giustizia e della Difesa per trattenerli in patria. Letta in seguito ha seguito la linea dell’abbandono dei marò nelle mani degli indiani. Il governo Renzi si è mosso a zig zag. Alternando l’internazionalizzazione del contenzioso alla condivisione del percorso con l’India. Suffragato dal capo di stato maggiore della Marina.

Le dimenticanze di Di Maio che oggi esulta

Una vicenda che si è trascinata stancamente per anni. Con Di Maio, che oggi canta vittoria, che ancora lo scorso settembre non aveva mosso un dito per sollevare i marò dalle restrizioni dettate dalla Corte Suprema di Nuova Delhi. A sette mesi dal provvedimento arbitrale del Tribunale dell’Aja che aveva conferito la giurisdizione sul caso dell’Enrica Lexie all’Italia.

Meloni: meglio tardi che mai…

Insomma la sinistra ha ben poco da lodarsi. “Meglio tardi che mai…La vicenda dimostra che anche qui, sin dall’inizio, Fdi aveva ragione”, è il commento di Giorgia Meloni. “La questione è stata gestita molto male, in particolare, dall’allora governo Monti. Non abbiamo dato una grande prova di noi, ma sono contenta che la vicenda si sia chiusa”.

Rampelli: una fallimento tutto italiano

Ancora più esplicito Fabio Rampelli. Che definisce la  gestione del Caso Marò “un fallimento tutto italiano”. Da parte del governo Monti solo stallo e tentennamenti- denuncia il vicepresidente della Camera. “Ciò che ha contribuito alla soluzione definitiva fu l’arbitrato internazionale. Da subito richiesto da Fratelli d’Italia e lo spostamento della questione giudiziaria presso il Tribunale dell’Aja. Il nostro abbraccio a Latorre e Girone. Che dopo anni di ingiusta detenzione possono lasciarsi alle spalle quella che è stata una vera e propria odissea giudiziaria”.

Cirielli: Ora chi pagherà per gli errori del governo Monti?

Edmondo Cirielli di Fratelli d’Italia punta l’indice sulle “gravi responsabilità politiche del governo Monti e dei governi successivi. Che non sono stati in grado di arrivare ad una risoluzione in tempi rapidi. E difendere a testa alta i due nostri connazionali”. L’esponente di FdI ricorda la proposta di legge per istituire una Commissione parlamentare di inchiesta. “L’obiettivo era fare luce sulle responsabilità politiche di chi, all’epoca, li consegnò alle autorità indiane violando le normative nazionali e internazionali”, incalza Cirielli. Che chiede a Draghi e di Maio di farsi sentire. “Quella proposta è ancora valida. Chi pagherà ora per la loro ingiusta detenzione? Chi risarcirà i due militari e le loro famiglie? Temo nessuno. Il caso dei Marò resterà di sicuro uno dei peggiori scandali della storia repubblicana recente“.

 

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