M5S, Conte si fa tentare dall’ala dura: vuole alzare la voce e smarcarsi da Draghi. Il retroscena

mercoledì 2 Giugno 11:03 - di Fortunata Cerri
Conte

Giuseppe Conte tra poco sarà alla guida del M5S. Che cosa accadrà all’interno del Movimento? Come verrà disegnato il nuovo partito? Una cosa è certa, molti grillini hanno intenzione di alzare i toni perché considerano l’esperimento di Mario Draghi dannoso per i destini dei 5 Stelle. Una situazione con cui Conte dovrà confrontarsi. Un retroscena di Repubblica tratteggia gli scenari in cui si muove l’ex premier. «Non sarà più il Movimento dai toni sguaiati di una volta, ma l’intenzione dell’ex capo del governo è quella di farlo tornare ad alzare la voce, anche e soprattutto nell’esecutivo di Mario Draghi. C’è una data da tener d’occhio: 3 agosto».

Conte, il retroscena di Repubblica

In quel periodo inizia infatti il semestre bianco prima dell’elezione del presidente della Repubblica. Sono sei mesi cruciali: ci sono le amministrative tra metà settembre e metà ottobre. «Sei mesi – si legge su Repubblica –  nei quali poter tornare protagonisti, poi, nella partita per il Colle. Dopodiché, chi può garantire che i 5 Stelle restino al governo? Chi può garantire che non si torni al voto con un anno di anticipo? Per questo motivo tra i parlamentari e non solo i sentimenti sono ambivalenti: da un lato Conte è considerato l’unico uomo in grado di risollevare le sorti del M5S, gli indici di gradimento sulla sua persona sono lì a dimostrarlo; dall’altro la medicina può comportare il rischio di tornare a casa prima del tempo, questo perché è chiaro che il 33 per cento del 2018 non sarà replicabile e poi perché dopo la riforma voluta proprio dai 5 Stelle ci saranno meno seggi a disposizione per tutti. L’istinto di sopravvivenza dei singoli si scontra insomma con il destino collettivo del Movimento».

Conte non siede in Parlamento

Scrive ancora Repubblica  che «altro particolare di cui tener conto è che lo stesso Conte non siede in Parlamento o al governo: il che significa maggiore autonomia e contemporaneamente un minor interesse ad arrivare al 2023 se le idee e i valori del M5S non troveranno il modo di emergere». E poi ancora: «Sulla effettiva possibilità di riuscire a incidere in un governo con tutti quanti dentro, probabilmente non sempre i punti di vista coincideranno da qui ai prossimi mesi».  Anche, osserva Repubblica,  «perché da fuori i “palazzi del potere” – come li ha definiti l’ex ministro Danilo Toninelli nel suo libro uscito ieri – attivisti e fiancheggiatori del Movimento scalpitano».

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