Il Sudan scarcera l’imprenditore veneto Marco Zennaro ma non molla la presa: resti a Khartoum

lunedì 14 Giugno 16:55 - di Roberto Frulli
ZENNARO-a-sinistra-LIMPRENDITORE-LIBERATO-IN-SUDAN. Un post tratto dal profilo Twitter di Nicola Pellicani: Marco Zennaro è stato trasferito ai domiciliari in albergo a Karthum. Finalmente una bella notizia dopo settimane di apprensione. Grazie alla Farnesina ? @LuigiVignali. La vicenda non è chiusa ma Marco non è più detenuto in condizioni disumane. Ora riportiamolo a casa. +++ATTENZIONE LA FOTO NON PUO' ESSERE PUBBLICATA O RIPRODOTTA SENZA L'AUTORIZZAZIONE DELLA FONTE DI ORIGINE CUI SI RINVIA+++

Il Sudan scarcera l’imprenditore veneto Marco Zennaro in carcere nel paese africano da quasi due mesi, ma non molla la presa. E gli impone di restare a Khartoum – sia pure in un hotel e non nella lurida cella in cui ha passato gli ultimi mesi – perché, comunque, dovrà essere a disposizione delle autorità sudanesi nel processo.

Zennaro, in carcere in Sudan da circa due mesi, è stato rilasciato, spiegano fonti della Farnesina,  in attesa degli sviluppi dei vari contenziosi a suo carico, sviluppi che dovrebbero esserci già nei prossimi giorni.

”Il connazionale Marco Zennaro, in carcere in Sudan da circa due mesi, è stato rilasciato pochi minuti fa. Rimarrà in Sudan in attesa degli sviluppi sui contenziosi che lo riguardano – scrive, su Facebook, il titolare della Farnesina Luigi Di Maio su Facebook. – Ringrazio tutte le strutture del ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale coinvolte, in particolare il nostro ambasciatore in Sudan Gianluigi Vassallo, che, dal primo istante, sta seguendo il caso con il massimo impegno, e il direttore Generale Luigi Vignali, al quale avevo chiesto nei giorni scorsi di recarsi in missione sul posto”.

La scarcerazione è arrivata nel quadro di un lungo negoziato costantemente seguito dall’ambasciatore a Khartoum e dal Direttore Generale Luigi Vignali, che si era già recato in missione in Sudan nelle scorse settimane su indicazione del ministro degli Esteri Luigi Di Maio.

Ma la situazione è tutt’altro che risolta. In ballo c’è un appalto che Zennaro aveva vinto in Sudan per la fornitura, ad una società sudanese, di trasformatori elettrici prodotti dalla storica azienda di famiglia, fondata dal nonno, la Zennaro Costruzioni Elettriche.

La qualità della fornitura era stata contestata all’imprenditore ed era iniziato un lungo e complicato contenzioso sfociato poi nell’arresto di Zennaro allorquando una locale azienda concorrente aveva certificato, senza contraddittorio, che il materiale non rispettava le specifiche tecniche necessarie.

Convinto di riuscire a sbloccare la situazione, Zennaro si era recato in Sudan infilandosi nella trappola che gli era stata tesa.

Una volta arrivato lì, l’imprenditore stato fatto arrestare da Ayman Gallabi, il distributore locale sudanese che lo aveva denunciato per frode e che, a sua volta, avrebbe rivenduto i prodotti di Zennaro alla società elettrica di Stato.

Zennaro è stato costretto a pagare 400mila euro a Gallabi affinché il sudanese ritirasse le accuse di frode contro di lui.

La situazione sembrava risolta con un accordo commerciale-capestro per l’imprenditore veneto. Ma una volta arrivato all’aeroporto di Khartoum, per tornare in Italia, Zennaro è stato nuovamente arrestato.

A denunciarlo, stavolta, non più Gallabi ma Abdallah Ahamed, fedelissimo del generale Mohamed Hamdan Dagalo. Cioè colui che finanzia l’azienda di distribuzione di Gallabi.

La richiesta di Abdallah Ahamed è di altri 700mila euro. Un ricatto bello è buono, insomma.

“Non posso che accogliere con grande soddisfazione la notizia della scarcerazione del nostro concittadino Marco Zennaro – dice il capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale, il veneziano Raffaele Speranzon. – Le sue foto e le sue parole degli ultimi giorni ci hanno preoccupato molto, una preoccupazione che ora lascia spazio a una gioia incredibile; non è però ancora finita. Il Governo e tutte le strutture diplomatiche non abbassino la guardia e facciano di tutto per riportare a casa Marco: solo qui sarà al sicuro”.

Parole che arrivano alla vigilia della prevista discussione domani, nell’assemblea di Palazzo Ferro-Fini, della mozione presentata dallo stesso Speranzon per chiedere che la Giunta regionale sostenga il Governo italiano nella richiesta di rilascio e rimpatrio di Marco Zennaro.

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