Il Guardian teme Giorgia Meloni: editoriale grondante fiele per la “ascesa allarmante” di FdI

1 Giu 2021 8:54 - di Gabriele Alberti
Guardian Meloni

Svegliarsi una mattina e scoprire che il Guardian teme come non mai  l’ascesa di Giorgia Meloni e di FdI è un dolce risveglio, nonostante le iperboli usate dal quotidiano tradizionalmente di sinistra.  Con aggettivazione infiocchettata, insolita per il sobrio lessico giornalistico anglosassone, scrive che:  “Una nuova e abrasiva forza politica è maturata“. L’analisi  tradisce la stizza di fondo del giornale britannico.

Meloni in ascesa: il Guardian sprizza fiele da tutti i pori

L’analisi del Guardian gronda fiele da tutti i pori nel constatare la crescita costante di FdI e di Giorgia Meloni. Gli ultimi sondaggi, leggiamo,  “hanno confermato che Fratelli d’Italia, un ex partito minore con le radici nella destra post-fascista, è la forza politica in più rapida crescita nel paese. Seconda per popolarità solo alla Lega di Salvini”. L’articolo fa uno “storico anagrafico” dei risultati raggiunti. Parte  dalle elezioni del 2018 in cui FdI si attestò al 4%, per poi sorprendersi dell’ascesa galoppante e costante:  oggi Fdi “supera il 19%, appena dietro la Lega”. Il Guardian sottolinea come parte della spiegazione di questo successo risieda “nella decisione della leader del partito, Giorgia Meloni, di rimanere fuori dal governo di emergenza di Draghi”;  posizionandosi “come unica voce di opposizione” in modo da rafforzare la sua “reputazione intransigente”.

Il Guardian: “L’ascesa della focosa Meloni”

L’analisi si fa più livorosa man mano che si avventura in giudizi personalistici: leggendo i fatti con le lenti del pregiudizio. Tutto il mondo è paese. Secondo il Guardian, “l’ascesa della focosa Meloni, che ha pubblicato un‘autobiografia di successo, indica un’ulteriore radicalizzazione della destra italiana”: sfruttando “la politica identitaria” e “le ansie pandemiche”, Meloni, “che si è fatta le ossa politicamente nei movimenti giovanili postfascisti”, ha più o meno raggiunto Salvini come campione del “conservatorismo nazionale”. Fa ridere constatare quanta rabbia covi dietro le parole. L’accenno al libro autobiografico “Io sono Giorgia” denota quanta attenzione vi sia verso la leader di FdI. La quale ha visto un escalation di critiche irriguardose da parte del mondo intellettuale radical chic in concomitanza del clamoroso successo del suo libro. L’espressione usata dal cronista britannico – autobiografia “di successo” è la prova del nove di quanta rabbia covi. Successo editoriale vuol dire popolarità, simpatia. Tutto il contrario di quello che il Guardina intende vicolare dietro la sua preoccuopazione.

“Draghi, attento alla Meloni”

Quindi l’ultima constatazione velenosa fa ancora più ridere:  “Draghi, ex capo della Banca centrale europea, – scrive il Guardian – governa così un paese in cui i due partiti più popolari appartengono all’estrema destra illiberale ed euroscettica.  E prentende di mettere in guardia il premier. “Le elezioni non sono previste fino al 2023”, leggiamo. Ma, qualunque sia la tempistica, senza progressi tangibili sul fronte della ripresa post-covid e del lavoro, “è probabile che l’ascesa allarmante della Meloni continui”. Bene così.

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