Chieti, carabiniere assolto dopo 13 anni e la revisione del processo: «È stato un inferno»

lunedì 28 Giugno 17:59 - di Redazione
carabiniere

Arrestato, rinchiuso in prigione e condannato nei tre gradi di giudizio. Un filotto da brivido che ha portato l’ormai 58enne Giuseppe Di Risio da Casalbordino, in provincia di Chieti, a scontare quasi per intero la pena inflittagli. Una pena pesante, visto che non lieve era l’accusa (usura) né ordinario lo status del reo (carabiniere). De Risio era infatti brigadiere presso la vicina compagnia di Atessa, quando gli agenti di polizia gli strinsero le manette ai polsi. Da quel dì sono trascorsi ben 13 anni. Ora, finalmente, la luce in fondo al tunnel. Dopo 13 anni, infatti, la Corte di Appello di Campobasso, accogliendo la richiesta di revisione processuale, lo ha assolto dall’accusa di strozzinaggio, cancellando ogni condanna a suo carico.

Il carabiniere era accusato di usura

Il calvario giudiziario del carabiniere comincia nell’agosto 2008. Prelevato e trasportato nel carcere militare di Santa Maria Capua Vetere, nel Casertano. Nessuno avverte i genitori cosicché quando dalla tv la madre vede il figlio in manette le viene un infarto «con strascichi – racconta lui oggi – dai quali non si è più ripresa». Un colpo lo riceve anche il figlio disabile. Ad accusarlo, un amico imprenditore cui tra il 2006 e il 2008  aveva prestato denaro che questi non voleva più restituire. Da qui la denuncia per strozzinaggio. Secondo l’accusa, chiedeva tassi d’interesse che arrivavano al 240 per cento in un anno.

Denunciato da un amico ingrato

Da qui la condanna, divenuta irrevocabile dopo la Cassazione, a 3 anni e 8 mesi. Ciò nonostante, ha continuato a proclamarsi innocente. E lo era. Il suo avvocato ha scovato nuovi elementi documentali, tra cui anche filmati, attraverso i quali ha potuto chiedere la revisione del processo. Qui ha prodotto nuove testimonianze rivelatesi decisive per il carabiniere, assolto perché il fatto non sussiste. Una formula che paradossalmente non gli rende piena giustizia. Lui, infatti, per aiutare quell’amico in gravi difficoltà aveva persino contratto debiti con le banche: fino a trovarsi esposto lui per 120mila euro. E quando ha chiesto la restituzione delle somme, l’amico lo ha denunciato per usura. «È stato un inferno, ma ci ho sempre creduto», sono state le sue prime parole. Ora chiederà i danni allo Stato.

 

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