Biglietto contro il procuratore Francesco Greco trovato alla segretaria di Davigo, Marcella Contrafatto

mercoledì 16 Giugno 18:51 - di
PALAMARA_DAVIGO_CSM_PIERO_AMARA

Luca Palamara si dice estraneo alla vicenda Contrafatto, l’ex-segretaria di Piercamillo Davigo al Csm indagata per calunnia dai pm capitolini nell’ambito dell’inchiesta sulla diffusione di verbali secretati degli interrogatori resi da Piero Amara ai magistrati milanesi.

E anzi Palamara rilancia chiedendo provocariamente a Davigo di spiegare cosa è realmente accaduto in questa storia imbarazzante che sta intossicando la magistratura più di quanto abbia fatto il caso Palamara.

La vicenda è quella dei verbali con i racconti dell’avvocato Amara, ex-consulente legale dell’Eni, sull’esistenza di una presunta “Loggia Ungheria”, una congrega di personaggi fra cui magistrati, uomini delle istituzioni e delle forze dell’ordine che si sarebbero riuniti nel cuore del quartiere romano dei Parioli, in un appartamento di un magistrato a piazza Ungheria per decidere carriere e destini di magistrati e inchieste.

Quei verbali delicatissimi e diffamatori, presi con le molle dai vertici della Procura milanese che, secondo il pm meneghino Paolo Storari avrebbero esitato troppo ad esercitare l’obbligatoria azione penale, sono atterrati, sia pure senza firma ma corredati di un fogliettino anonimo al curaro, sul tavolo di uno dei consiglieri del Csm, Nino Di Matteo e sulle scrivanie dei redattori di Repubblica e del Fatto Quotidiano. Che si sono tenuti a debita distanza dalla faccenda.

Insieme al verbale di interrogatorio di Piero Amara, non sottoscritto e composto da cinque pagine, recapitato a Di Matteo il 18 febbraio scorso c’era “un biglietto anonimo in cui tra l’altro si affermava che il verbale in questione era stato ben tenuto nascosto dal procuratore di Milano Francesco Greco “chissa’ perché” e che in “altri verb. c’è anche lui” (parte manoscritta volta verosimilmente a evidenziare che da alcuni verbali di interrogatorio risulta la presenza del dottor Greco).

I dettagli emergono ora dalle motivazioni con cui il Tribunale del Riesame di Roma a maggio scorso ha respinto il ricorso presentato dall’avvocato Alessia Angelini, difensore dell’ex-impiegata del Csm Marcella Contrafatto, segretaria, all’epoca, di Davigo.

Il ricorso riguardava il materiale sequestrato nel corso delle perquisizioni disposte dai pm della Procura di Roma.
Nel procedimento nei confronti della donna, che ha lavorato nella segreteria di Piercamillo Davigo, figura come parte offesa il procuratore capo di Milano Francesco Greco proprio per via di quel messaggio anonimo contro di lui che accompagnava i verbali.

La missiva, scrivono ancora i giudici del Riesame, “presenta indubbie similitudini con quella trasmessa” a una giornalista “per contenuti, caratteri, utilizzo di caratteri maiuscoli per evidenziare alcune parti degli scritti, tanto da fare ritenere la stessa provenienza”.

Come emerge dalle motivazioni del Tribunale del Riesame , alla Contrafatto vennero trovati “ben sei verbali di interrogatorio di Amara privi di sottoscrizioni”.
In particolare si tratta di verbali “del 6 e 14 dicembre 2019, due verbali delle ore 12 e 14.15, rispettivamente di 3 e di 10 fogli dattiloscritti solo fronte, uno dei quali evidentemente è quello inviato a Di Matteoverbali del “15 e 16 dicembre e dell’11 gennaio 2020, materiale da lei spontaneamente esibito e consegnato a seguito della notifica del decreto di perquisizione e sequestro, unitamente a tre trascrizioni di intercettazioni ambientali e di un notebook”.

Nel corso della perquisizione sono state trovate nella disponibilità della Contrafatto, come riporta il Tribunale del Riesame nel provvedimento, “rassegne stampa a cura del Csm con chiave di ricerca ‘Palamara’, estratto del libro ‘Il Sistema’, fascicoli di due procedimenti disciplinari e la stampa della posizione disciplinare di Palamara, un avviso di conclusioni indagini di un procedimento romano con annesse notizie stampa, oltre a vari appunti, una rubrica, due pen drive e due memory card”.
Nell’ufficio al Csm “si sequestrava un appunto mentre per il pc e lo smartphone si effettuava copia forense”.

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