Un busto al Senato per Lina Merlin. L’irriverente ritratto che ne fece la giornalista Gianna Preda

martedì 11 Maggio 13:42 - di Adele Sirocchi
Lina Merlin

“Buongiorno a tutti. Oggi Lina Merlin, prima donna eletta al Senato, torna a Palazzo Madama. Tra poco, scopriremo il busto bronzeo della nostra prima Senatrice. È un momento davvero importante per questa Istituzione, che ho fortemente voluto per il suo valore storico e simbolico”. Così  la presidente del Senato Elisabetta Casellati in occasione della collocazione del busto bronzeo di Lina Merlin a Palazzo Madama.

Nuova edizione dei discorsi di Lina Merlin

Una celebrazione accompagnata da una nuova edizione dei discorsi di Lina Merlin, insegnante, socialista e antifascista, componente  dell’Assemblea costituente. Il suo nome è legato soprattutto alla legge del 1958 che aboliva le case chiuse dove si esercitava la prostituzione. La legge fu preceduta da un acceso dibattito che, a fasi alterne, riemerge nella vita pubblica italiana.

Il ritratto della senatrice Merlin scritto da Gianna Preda

Se ne occupò anche la famosa giornalista Gianna Preda, sul Borghese, testata della quale era la penna più stimata e caustica. Memorabile il suo ritratto di Lina Merlin. Durante un primo incontro tra le due, la senatrice apparve schiva e pudica. Mostrò a Gianna Preda le lettere con disegni osceni che a suo dire le inviavano i tenutari dei bordelli per intimidirla. La Merlin confessò anche alla Preda che la vera ideatrice del progetto era la moglie di un noto scrittore e giornalista milanese. La Preda incontrò anche questa signore e ne ricavò l’impressione di trovarsi dinanzi a un’esponente di un morboso bigottismo. Ma, solo un anno dopo, in un secondo incontro, Lina Merlin apparve alla Preda del tutto mutata. Parlava della sua legge – osserva la Preda – come se fosse solo sua e di nessun altro, qualunque fossero le sue origini misteriose. Si preparava così ad entrare con consapevole orgoglio nella storia contemporanea d’Italia.

L’approvazione della legge Merlin sulle case chiuse

Presentata all’inizio della prima legislatura repubblicana, appunto il 6 agosto 1948, la legge Merlin è approvata definitivamente dall’assemblea della Camera dei deputati il 29 gennaio 1958, con 385 voti a favore e 115 contrari. Essendo questa votazione a scrutinio segreto, non è possibile desumere un quadro esatto dei favorevoli e contrari all’interno di ogni partito: si può tuttavia affermare a grandi linee che a favore – con qualche verosimile defezione – votano democristiani, comunisti, socialisti e repubblicani; contrari i monarchici, i liberali, i missini e i saragattiani di Unità socialista. Pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 4 marzo successivo, la legge entra in vigore pochi giorni più tardi. Essa prevede l’abolizione immediata del sistema di regolamentazione della prostituzione, norme più severe contro lo sfruttamento della prostituzione stessa, nonché la chiusura su tutto il territorio dei postriboli entro sei mesi; le case chiuse vengono così aperte per sempre, in Italia, il 20 settembre 1958.

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