Salvini jr sulla moto d’acqua, tutto archiviato. Nessuna violenza della scorta sul giornalista

sabato 8 Maggio 16:14 - di Redazione

Il fatto non sussiste. Archiviazione con formula piena per i tre poliziotti della scorta di Matteo Salvini, indagati per aver impedito al giornalista di Repubblica,. Valerio Lo Muzio, di riprendere il figlio dell’allora ministro dell’Interno su una moto d’acqua guidata da un agente a Milano Marittima.

Moto d’acqua, Archiviazione per gli agenti della scorta di Salvini

Il fatto risale al 30 luglio 2019. L’innocua ragazzata di Salvini junior scatenò molte polemiche. E il tradizionale processo mediatico al leader leghista. Nel mirino gli agenti dell’ex ministro che vennero indagati per peculato d’uso della moto d’acqua e violenza privata sul giornalista. La Procura aveva chiesto l’archiviazione per entrambi i reati, per il secondo per tenuità del fatto. Il gip di Ravenna Corrado Schiaretti, invece, ha optato per una formula piena.

Il gip: la condotta dei poliziotti non fu violenta

Secondo il Gip, da parte dei poliziotti della scorta di Matteo Salvini ci fu “una pressante, anche irrequieta e magari perfino irritante richiesta di ‘collaborazione’ (in realtà di comprensione per la loro scomoda posizione)”. Ma la loro condotta non fu violenta. E di conseguenza non integra un reato.

La richiesta di non riprendere il figlio di Salvini non è illegittima

La richiesta di non riprendere il figlio di Matteo Salvini, all’epoca ministro dell’Interno, su una moto d’acqua della Polizia di Stato, è stata per il giudice “non illegittima”. E  “legittimamente respinta dal reporter”. “Ciò che hanno effettivamente fatto gli indagati, e che ha sospeso l’attività del videomaker, è stato legittimo. Ovvero controllare i documenti di Lo Muzio che tuttavia, subito dopo, ha potuto continuare a effettuare le sue riprese”.

Il leader leghista: prendetevela con me e fate lavorare i poliziotti

Difesa piena dei tre agenti da parte di Salvini all’apertura del fascicolo. “Li conosco. Non mi permetto di giudicare il lavoro della magistratura. Ma tre poliziotti convocati e indagati per il giro di cinque minuti sulla moto d’acqua di mio figlio… Manco fossero spacciatori, rapinatori e stupratori. Un po’ mi vergogno”, aveva commentato in diretta Facebook.

Prendetevela con me, non con altri, che non c’entrano niente. Lasciate che i poliziotti inseguano i delinquenti e non che siano convocati come delinquenti”. Infine aveva concluso: “Se un errore c’è stato l’errore è mio. Convochi me, lo dirò a quel magistrato. Non ho parole. Posso signor procuratore, chiederle una cortesia, lasci lavorare questi poliziotti, chiami me. Se devo pagare pago io”.

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