Razzo cinese in picchiata verso la terra, mobilitata la Protezione civile: «Remota possibilità arrivi in Italia»

venerdì 7 Maggio 19:34 - di Natalia Delfino
razzo cinese italia

L’hanno definita «remota». Ma la possibilità che anche in Italia cada qualche frammento del razzo cinese, che sta compiendo un «rientro incontrollato» nell’atmosfera terrestre, esiste. E la Protezione civile continua a riunirsi per monitorare la situazione. Dopo la riunione del comitato operativo di ieri sera, infatti, stasera è stato convocato un nuovo vertice al quale partecipano Asi; Palazzo Chigi; Viminale; Farnesina; ministero della Difesa; Enac; Enav; Ispra. Ad annunciarlo con un tweet è stata la stessa Protezione civile.

La «remota possibilità» che il razzo cinese cada in Italia

Sulla base dei dati forniti ieri dall’Agenzia Spaziale Italiana, al momento la previsione di rientro sulla terra del “Long March 5B”, che pesa almeno 270 tonnellate ed è decollato dall’isola di Hainan il 29 aprile trasportando il modulo “Tianhe”, è prevista tra la serata dell’8 maggio e la prima mattina del 9 (ora italiana), ma con un’ampia finestra di incertezza. Per questo il Dipartimento della Protezione civile, ieri, ha fatto sapere che non era «ancora possibile escludere la remota possibilità che uno o più frammenti del satellite possano cadere sul nostro territorio». Il tavolo tecnico si è posto quindi il compito di seguire le operazioni di questo rientro incontrollato in atmosfera del secondo stadio del lanciatore Prc cz5b.

L’allarme degli Usa: «Potenziali minacce alla sicurezza»

L’allarme è globale e gli Usa hanno avvertito che «tutti i detriti sono potenzialmente pericolosi». Quindi, «monitoriamo», ha annunciato il Dipartimento della Difesa. Il Pentagono ha poi parlato di «potenziali minacce alla sicurezza dei voli spaziali e al dominio spaziale», annunciando che il 18esimo Space Control Squadron in California offrirà aggiornamenti giornalieri sulla posizione del corpo del razzo.

La Cina minimizza: «Si distruggerà entrando nell’atmosfera»

La Cina dal canto suo ha minimizzato, sostenendo che il rischio di danni «è estremamente basso» e che i detriti arriveranno «su aree lontane dalle attività umane o nell’oceano». «La gran parte dei componenti saranno distrutti dall’ablazione durante il rientro nell’atmosfera e la probabilità di causare danni alle attività o alle persone a terra è estremamente bassa», ha detto il portavoce del ministero degli Esteri, Wang Wenbin.

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