Quirinale, cosa c’è dietro il sì di Salvini a Draghi. Ma nella Lega c’è anche il “teorema Giorgetti”

venerdì 7 Maggio 9:00 - di Adele Sirocchi
Draghi Salvini

Mario Draghi al Colle? La Lega dice sì. Con questa dichiarazione Matteo Salvini ha aperto ufficialmente le grandi manovre che sempre precedono l’elezione del presidente della Repubblica. Ma il suo dichiarato sostegno a Draghi rappresenta anche un modo per ribadire la sua fiducia al premier nel momento in cui il Pd lo accusa di utilizzare metodi sbagliati. Ci sono anche altri aspetti nell’endorsement salviniano tra cui quello, non secondario, di un no preciso al Mattarella-bis. 

Quirinale: Mario Draghi o Mattarella bis?

“Al momento – scrive La Stampa in un retroscena sulla corsa al Quirinale –  esistono tre alternative, tutte istituzionali: il premier Draghi, la ministra della Giustizia Cartabia e l’attuale presidente Mattarella, che gli eventi costringerebbero al bis come avvenne per Giorgio Napolitano. Fino al giorno in cui è stato chiamato a sostituire Giuseppe Conte, Draghi era considerato il candidato più probabile per il Colle e ancora oggi, riferisce chi nel governo lo conosce, non ha del tutto messo da parte questa ambizione. È vero, non ci sono precedenti di traslochi direttamente da Palazzo Chigi al Quirinale, ma a dare sostanza a questa ipotesi ieri è stato il leader della Lega Matteo Salvini in un’intervista a El Paìs … Concetto rafforzato poco dopo, «lo sosterremo convintamente», e che va ribadendo privatamente in modo ancora più palese: «Draghi va benissimo, ma se vuole andare al Colle con i voti del centrodestra deve andarci a febbraio», nella speranza che questo passaggio faciliti la fine anticipata della legislatura”.

Il teorema Giorgetti che piace ai renziani e a parte del Pd

Il teorema Salvini però si scontra proprio in casa Lega con un altro disegno sui destini di Draghi di cui sempre secondo La Stampa sarebbe fautore Giancarlo Giorgetti. “Giorgetti è il teorico dello schema che vede Draghi a Palazzo Chigi e Mattarella al Quirinale, per un anno, fino al voto che rinnoverà le Camere. Una prospettiva che ha conquistato i renziani di Italia Viva e i parlamentari Pd di Base riformista, la corrente del ministro Lorenzo Guerini, che a loro volta coccolano un disegno: tenere Draghi a Palazzo Chigi anche dopo il 2023. Renderlo alternativo all’avvento di un premier sovranista, sostituendolo ad Angela Merkel come guida spirituale d’Europa. Per far maturare questo piano però serve tempo e una legge elettorale diversa. Tempo in più che serve anche per definire una coalizione di centrosinistra che al momento non c’è, per le poche certezze che offre il M5S. Il sacrificio chiesto a Mattarella nascerebbe da qui”.

L’alternativa a Draghi potrebbe essere Marta Cartabia

Nel Pd invece c’è chi caldeggia l’idea di un asse con Forza Italia per provare a febbraio ad eleggere Paolo Gentiloni, David Sassoli o Franceschini. E persino il nome di Giuseppe Conte viene gettato nella mischia, come ipotesi non troppo peregrina. Altra carta su cui puntare, alternativa a Mario Draghi, è quella di Marta Cartabia. “Piace a destra – commenta La Stampa –  non dispiace a sinistra, ed è nel carnet di Renzi per quella che potrebbe essere la sua ultima sfida politica da protagonista”.

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