Open Fiber, stop al rame: ora le aziende puntano sulla rete Ftth, il massimo della velocità

lunedì 10 Maggio 11:04 - di Redazione

Quest’ultimo anno ha segnato una svolta nell’utilizzo del digitale e delle tecnologie ad esso legate da parte dei cittadini. Un boom di utilizzo della rete internet: sempre più persone hanno dovuto fare i conti con riunioni online, teledidattica, pubblica amministrazione digitale e molti altri aspetti legati all’utilizzo di device e reti internet per svolgere le più disparate attività. Numerose aziende, ad esempio, hanno dovuto sviluppare una presenza digitale per far fronte alla pandemia e hanno imparato come rapportarsi al proprio pubblico tramite social media, siti e blog.

Accelerazione dettata dall’emergenza

Un’accelerazione dettata dall’emergenza ma che, indubbiamente, ha portato dei benefici che faciliteranno la vita di domani dando uno sprint al processo di digitalizzazione del nostro Paese. Durante i periodi di lockdown si sono registrati incrementi del 300% nell’utilizzo delle reti internet e queste non sempre si sono dimostrate in grado di supportare il traffico generato dagli utenti. L’unione Europea nel marzo 2020 ha dovuto, infatti, chiedere alle principali piattaforme di streaming di abbassare la risoluzione dei loro video per snellire la mole di dati che viaggiavano sulla rete e consentire così smart working e lezioni online. Riunioni a singhiozzo e DAD bloccata hanno reso a molti la vita più difficile.

Cresce la richiesta di fibra

La necessità di connessioni ultraveloci è stata avvertita anche dai cittadini che, come dimostrano gli ultimi dati diffusi dall’Osservatorio Agcom relativi al primo trimestre 2021, hanno incrementato la richiesta di fibra. Nel documento si nota, infatti, come rispetto al trimestre precedente ci sia una continua riduzione degli accessi attraverso la meno performante rete in rame con un calo di 490 mila linee (-23% di accessi su base annua), viceversa sono aumentati gli accessi totali su reti ultra broadband che, su base annua, registrano rispettivamente +16% per quanto riguarda le reti  FTTC (in cui la fibra ottica arriva fino agli armadietti stradali per poi proseguire fino alle abitazioni con cavi in rame) e +49% per la tecnologia FTTH (in cui l’intera tratta dalla centrale all’abitazione del cliente è in fibra ottica).

Per la fibra fino a casa, in particolare, si è registrato un incremento annuo di 600 mila accessi. Il rame rappresenta per le sue qualità intrinseche un buon materiale per la trasmissione dei dati finché il traffico resta esiguo ma, con l’avanzare delle nuove tecnologie e applicazioni sempre più “bandivore” è già da considerarsi obsoleto e sarà necessariamente soppiantato dalla più performante fibra ottica. Per questo, in Italia come all’estero, le aziende che realizzano infrastrutture di rete puntano sulla rete FTTH interamente in fibra. Ad esempio, Open Fiber che ha raggiunto già 11,5 milioni di unità immobiliari con la propria rete ultraveloce ha evitato di inserire rame nella sua infrastruttura utilizzando, per raggiungere i cittadini, la fibra ottica e preferendo soluzioni FWA (che utilizzano fibra ottica e onde radio) per raggiungere i luoghi più isolati e le case sparse difficilmente raggiungibili con gli scavi. Si tratta di un piano da oltre 7 miliardi di euro che prevede di raggiungere entro il 2023 oltre 19 milioni di unità immobiliari in tutta Italia.

La rete FTTH nelle aree nere e bianche

L’infrastruttura FTTH di Open Fiber arriva dento le case dei cittadini tanto nelle grandi città (aree nere) dove agisce come operatore privato, quanto nei piccoli comuni (aree bianche) dove opera come concessionario pubblico vincitore dei bandi Infratel. L’intera tratta dalla centrale all’abitazione del cliente è infatti in fibra ottica. Ciò consente di ottenere il massimo delle performance con velocità fino a 1 Gigabit al secondo (Gbps). Un servizio “a prova di futuro”, in grado di supportare tutte le potenzialità delle nuove tecnologie che arriveranno nei prossimi anni. La connessione a una rete fissa avviene attraverso la stesura di un cavo interrato che collega l’abitazione o l’azienda dell’utente al cosiddetto armadio ripartilinea, che a sua volta viene collegato alla centrale.

Nelle aree bianche, gli ultimi metri di infrastruttura sono realizzati solo al momento della richiesta del collegamento finale, per evitare di cablare unità immobiliari non abitate, che in queste zone sono estremamente numerose. I bandi Infratel, infatti,  per consentire un uso efficiente e razionale delle risorse pubbliche, le concessioni Infratel fissano a 40 metri dall’abitazione la distanza massima a cui si può installare la linea FTTH (la fibra viene portata all’interno dell’edificio quando il cliente attiva il servizio). La distanza media di Open Fiber in quelle zone è di 17 metri circa. Raggiungere i circa 10 milioni di immobili delle Aree bianche (che spesso potrebbero non essere interessati alla connessione poiché seconde case o disabitati) avrebbe comportato uno spreco di fondi senza beneficio per l’utente finale.

 

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