Nazionale Cantanti, Sandro Giacobbe: «L’accusa di sessismo è una bufala, cercano follower»

martedì 25 Maggio 18:27 - di Federica Parbuoni
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Non ci sta a far passare la Nazionale Italiana Cantanti come un luogo macchiato dal sessismo e, sulla questione delle accuse rivolte dall’attrice dei The Jackal Aurora Leone, fornisce un racconto in controtendenza con quello che ha preso piede in queste ore, scatenando un putiferio e portando alle dimissioni del direttore generale della Nic, Gian Luca Pecchini. Per Sandro Giacobbe, membro storico della Nazionale Cantanti e da sempre nell’organizzazione degli eventi di raccolta fondi per la ricerca con la Partita del Cuore, infatti, tutta la vicenda sarebbe frutto di una «bufala». «Ma quale cacciata dal tavolo perché donna, questa è tutta una bufala per avere più follower», ha sostenuto il cantautore.

Giacobbe: «La Nazionale cantanti sessista? Una bufala»

«La maggior parte delle notizie riportate non ha nessun fondamento. Ci difenderemo rispetto a una grande offesa che ci viene fatta dopo 40 anni di impegno sociale», ha avvertito il cantante offrendo una sua ricostruzione degli eventi incriminati. «Loro tra l’altro giocavano nella squadra della Ricerca, però si sono seduti al tavolo della Nazionale cantanti, per cui gentilmente gli è stato fatto notare che quel tavolo non era il loro e sono stati fatti accomodare all’altro tavolo. Si sono seduti e hanno mangiato. Poi, probabilmente in quella situazione qualcuno ha pensato di cavalcare l’onda per far scoppiare un po’ di rumore mediatico», ha detto, parlando dell’episodio che ha coinvolto Aurora e Ciro e che ha scatenato il trambusto.

«Siamo stati i primi a far giocare le donne»

Quanto al diverbio che i due attori dei The Jackal avrebbero avuto con Pecchini, Giacobbe ha riferito che «a un certo punto dopo la cena hanno cominciato a dire che non era giusto essere trattati così e qualcuno avrà risposto per le rime». «Forse – ha ipotizzato – ci sarà stato uno scontro verbale e hanno deciso di andarsene. Però è tutto strumentale». «Ma dai, siamo stati i primi a far giocare le donne con noi, abbiamo affrontato formazioni femminili, portato chiunque a giocare e ci dicono che siamo sessisti e razzisti? È una bufala tremenda», ha quindi rivendicato Giacobbe, sottolineando che «oggi basta una parola sbagliata e con i social ti trovi improvvisamente a essere un delinquente o un assassino, razzista, omofobo e sessista. Per quanto ci riguarda è una situazione irreale».

«La nostra storia parla chiaro, mi sento offeso»

«Adesso loro hanno la forza dei follower e stanno facendo un gran tam tam, ma noi abbiamo la nostra storia, con tutte le persone che hanno partecipato, con tutte le donazioni e le persone che abbiamo aiutato», ha quindi aggiunto il cantautore, per il quale quella in atto «è solo una polemica che finirà presto, ma sono certo che farà qualche ferito soprattutto fra chi l’ha provocata». «Stasera doveva essere la festa dei nostri 40 anni e dei 100 milioni di euro donati in tutto questo tempo e davvero non ci voleva. Io come artista, calciatore e appartenente a questa associazione mi sento davvero offeso. Per una stupidaggine – ha concluso Giacobbe – non si può far scoppiare un caso del genere».

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