Mottarone, la procura: «I fermati hanno cagionato un disastro lasciando i forchettoni»

giovedì 27 Maggio 9:37 - di Mia Fenice
Mottarone

Dopo i tre fermi scattati ieri nell’inchiesta sulla tragedia del Mottarone si attendono gli interrogatori davanti al gip di Verbania che, con tutta probabilità, avverranno tra venerdì e sabato. «Non abbiamo ancora depositato la richiesta di convalida, cosa che faremo domani pomeriggio (oggi pomeriggio ndr)». Ha detto ieri sera il procuratore capo Olimpia Bossi che da domenica lavora senza sosta all’inchiesta. Da quanto trapela, sono state fatte nuove acquisizioni e le informazioni che si accumulano sul tavolo della procura sembrano destinate ad accrescere il numero degli indagati.

Mottarone, il capo di imputazione  della procura

Luigi Nerini, Enrico Perocchio e Gabriele Tadini, i tre fermati accusati dalla procura di Verbania di omicidi colposo plurimo per la tragedia sulla funivia del Mottarone, in concorso tra loro, «omettevano di rimuovere i forchettoni rossi aventi la funzione di bloccare il freno» della cabinovia quindi «destinato a prevenire i disastri», così «cagionando il disastro da cui derivava la morte delle persone». È quanto si legge nel capo di imputazione della procura di Verbania nei confronti del gestore della funivia, del consulente esterno e del capo servizio dell’impianto in cui domenica scorsa hanno perso la vita 14 persone.

Mottarone, il difensore di Tadini: «Ha fatto ammissioni»

Gabriele Tadini, dipendente della Ferrovie del Mottarone, società che gestisce l’impianto della funivia che corre a pochi passi dal Lago Maggiore “ha ammesso” le proprie responsabilità rispetto ad alcune contestazioni. In particolare rispetto alla decisione di aggirare le norme relative al sistema frenante di sicurezza.

Una scelta, a dire della procura di Verbania, “consapevole e concordata” con il proprietario della struttura Luigi Nerini ed Enrico Perocchio, consulente esterno per la funivia e dipendente della Leitner che nell’impianto di Stresa ha in carico la manutenzione straordinaria e ordinaria. Una volontà dettata dai tre – fermati per omicidio colposo plurimo e lesioni plurime – dalla necessità di fronte a delle “anomalie” senza ricorrere alla chiusura della funivia che avrebbe comportato danni economici.

«In carcere prega molto»

Tadini, ascoltato in caserma a Stresa, avrebbe risposto alle domande del procuratore capo Olimpia Bossi e del pm Laura Carrera. «In carcere prega molto, è sereno», spiega il difensore di Tadini (l’avvocato Marcello Perillo) che ha incontrato il suo assistito, per circa due ore, nel carcere di Verbania. Il sito dell’Ansa.it riporta l’ammissione di Tadini durante l’interrogatorio: «Quella cabina aveva problemi da un mese o un mese e mezzo» e per cercare di risolverli sono stati effettuati «almeno due interventi tecnici».

Mottarone, la rabbia dei parenti

La notizia dei tre fermi ha scosso i parenti delle vittime. Come riporta il Corriere della Sera, Angelica Zorloni, figlia avuta da un precedente matrimonio da Vittorio, morto insieme alla compagna Elisabetta Persanini e al loro figlio Mattia di 5 anni, nella tragedia del Mottarone, è scossa. «Me li avete ammazzati e per questo, mi spiace, non ci sarà mai nessun tipo di perdono».  Addolorato lo zio della ragazza, Corrado Guzzetti, ex cognato di Zorloni: «Fa schifo pensare che siano morti per i soldi, sempre i soldi stanno dietro a tutto». L’uomo attacca poi la politica: «Ci hanno detto che si sarebbero fatti i funerali di Stato e che avrebbero pensato a tutto loro, poi si sono rimangiati tutto, negandosi al telefono». Infine aggiunge: «Sono dispiaciuto per i miei nipoti e voglio smascherare a nome di tutte le vittime queste promesse da marinaio fatte dalla politica».

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