Meloni: «Draghi pende a sinistra. Salvini? Fosse per me lo incontrerei tutti i giorni»

lunedì 17 Maggio 9:20 - di Redazione
Vento in poppa nei sondaggi, al centro del dibattito anche per il suo libro fresco di stampa, Io sono Giorgia, Giorgia Meloni guida orgogliosamente l’unico partito di opposizione al governo Draghi. Una scelta ponderata e convinta. “Perché alla democrazia serve l’opposizione, altrimenti che democrazia è?”. Lo ribadisce in un lungo colloquio con Libero. Si spazia dall’esecutivo dell’assembramento ai rapporti con Salvini,  dalle misure anti-covid alla partita del Quirinale. Dall’immigrazione clandestina alle politiche di Bruxelles.

La crescita di Fratelli d’Italia viene da lontano

La crescita costante e inarrestabile di Fratelli d’Italia.  “Raccogliamo il frutto di 7-8 anni di lavoro. Abbiamo sempre mantenuto la barra dritta. Mentre gli altri facevano confusione. Una volta superata  la soglia di sbarramento, ci è arrivato addosso il consenso di chi ci apprezza. Ma non ci sceglieva solo per non disperdere il voto”. Un successo che le mette ansia più che euforia. “Più cresci, maggiori responsabilità hai. E io non voglio mai deludere nessuno”.
Con la popolarità cresce anche il partito degli odiatori seriali. “Sono sempre stati parecchi. Ma non mi spaventano”, risponde la leader di FdI. “So che una libraia si rifiuta di vendere il mio libro. Con questo gesto dimostra il livello di tolleranza e rispetto dell’avversario di cui la sinistra è capace. Vorrei chiedere alla libraia se vende i libri degli ex brigatisti. Perché loro alle spalle hanno spesso qualche omicidio, io no”.

Meloni: Draghi fa l’equilibrista ma pende a sinistra

Sulla reale natura dell’esecutivo nessun dubbio. Draghi gioca la palla da solo con la ristretta squadra di super tecnici che si è scelto. Ai partiti solo contentini. “Il premier fa l’equilibrista sul filo. Ma pende sempre a sinistra”, dice. Lo testimonia la bocciatura dell’abolizione in Senato della mozione di FdI sul coprifuoco. “Avevamo i numeri in Aula, poteva passare. Alcuni partiti dell’ultimo hanno presentato allora mozioni simili. Ma il premier le ha fatte ritirare. E la mozione di Fdi è stata bocciata”.

La solita storia. Il Pd non ha i voti ma governa

Un’arroganza della sinistra che – rimprovera la Meloni – Lega e Forza Italia non dovrebbero accettare.
Definisce uno ‘spettacolo stucchevole’ le continue accuse del Pd a Salvini, rimproverato di slealtà. “Sleali sono i democratici. Che hanno perso i freni inibitori nell’attaccare il loro alleato di governo. E e vogliono stravincere, facendo fare al centrodestra quel che la sinistra vuole ma non ha la forza di imporre”. Una storia che si ripete: il Pd non ha i voti ma in un modo o nell’altro riesce sempre a governare con quelli degli altri. “Finché sono quelli dei grillini passi, ma quelli del centrodestra…». La narrazione del centrodestra di governo non la convince.

“Ho proposto a Draghi un tavolo a scadenze fisse”

Guardia alta ma anche disponibilità al dialogo. Con Lega e FI, per limare una strategia comune. Non solo per le amministrative. E un tavolo a scadenze fisse con il presidente del Consiglio. Una proposta che rilancia. E spiega. “Ho incontrato Draghi più volte, teniamo una corrispondenza. Ora voglio proporgli appuntamenti a scadenze fisse- Per ragionare sulle priorità dell’Italia nel rispetto dei rispettivi ruoli”. Ora il pallino è nelle mani dell’ex numero uno della Bce. Che non potrà trascurare ancora l’interlocuzione con una forza politica stimata al 18 per cento. Secondo alcuni sondaggi il secondo partito italiano.

“Dipendesse da me, vedrei Salvini tutti i giorni”

Anche a Matteo Salvini (che incontrerà a breve per sciogliere il nodo delle candidature) tende la mano. “Dipendesse da me – rilancia la leader di Fratelli d’Italia –  sarei disposta a vederci o sentirci quotidianamente. Più ci si parla, più si evitano equivoci». E torna sulla persecuzione giudiziaria al leader leghista per aver fatto il suo dovere da ministro dell’Interno. “L’ho sempre difeso, non è questione di amicizia o alleanza. Ma di rispetto delle istituzioni e democrazia. È pericoloso che in questo Paese si possa fare politica solo se ci si sottomette a quello che la sinistra vuol far credere che sia giusto. Temo che perfino Draghi non sfugga a questa regola”.

Sulla giustizia serve uno choc

E il discorso scivola sul terreno minato della giustizia. “Un’emergenza nazionale. La situazione è talmente incancrenita che non se ne può uscire senza uno choc”. Disponibilità, quindi, a considerare l’appoggio ai referendum proposti da Lega e radicali. “Tendenzialmente mi trovo d’accordo con questi referendum. Ma voglio leggere i quesiti. Fdi è un partito che prima studia e poi decide sempre nell’interesse generale della nazione e delle istituzioni. Senza dubbio siamo favorevoli alla separazione delle carriere. Gli altri quesiti dobbiamo approfondirli”.

Draghi al Colle? Almeno si potrà votare

Anche sull’ipotesi di Draghi al Quirinale nessun salto nel buio. “Devo capire ancora molte cose di Draghi. Certo un vantaggio lo vedo: con Draghi al Quirinale, le elezioni anticipate l’anno prossimo diventerebbero automatiche”.
Sul tema delle aperture torna a puntare l’indice contro la politica del governo. Più rigida di quella di Conte. “Il punto è che il governo non è in grado di adottare una strategia antivirus seria. E chiude con misure illegittime che non servono. Individuando certe categorie come capri espiatori. Bisognerebbe semplicemente redigere dei protocolli stringenti. E riuscire a farli rispettare. Come potenziare i mezzi pubblici. Invece loro chiudono gli italiani in casa. E aprono ai clandestini, anche con il Covid”.

L’immigrazione si risolve in Africa

Nuovo boom di sbarchi a Lampedusa. Serve una strategia bilaterale. Non la retorica dell’accoglienza senza se e senza ma. “Il problema va risolto in Africa, lo sa anche il premier“. Ribadisce la Meloni tornando a proporre il blocco navale. Che non è un atto di guerra come sostiene la sinistra. “Quello che fece Prodi era un atto di guerra. E all’epoca tutti zitti. Noi prevediamo una iniziativa concordata tra Europa e Libia. Come l’Europa si è accordata con Erdogan per fermare l’invasione dai Balcani”..

Ormai l’Europa è un fede, non si può giudicare

“Se sei un avversario non devi esistere. Pensi a cosa dicono dei sovranisti in Europa. Il mio modello è confederale. Un modello sostenuto anche da padri fondatori dell’Europa come de Gaulle. Ma per il mainstream siccome contesto il modello federale sarei antieuropeista. Anche se presiedo la famiglia dei conservatori europei. Ormai l’Europa è ingiudicabile, una specie di fede”.

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