Italia colabrodo, oltre 13mila sbarchi in 5 mesi. Lamorgese: «Sui rimpatri l’Ue faccia di più»

mercoledì 19 Maggio 16:03 - di Redazione
Lamorgese

Oltre 13mila sbarchi (13.358, per l’esattezza), di cui 8.987 dalla Libia. E il picco è proprio a maggio, con arrivi provenienti in gran parte da Grecia e Turchia. A snocciolare i numeri dell’ennesima emergenza migranti, davanti al Comitato parlamentare Schengen nell’ambito di un’indagine conoscitiva, è il ministro Luciana Lamorgese. Il quadro che esce dalla sua audizione è tutt’altro che rassicurante. Sia per le proporzioni del fenomeno sia per il sostanziale menefreghismo dell’Unione europea che ancora una volta ha lasciato sola l’Italia a fronteggiare gli sbarchi clandestini.

Così la Lamorgese al comitato Schengen

Né consola più di tanto con la notizia che a Tunisi domani con la Lamorgese ci sarà Ylva Johansson, commissario agli Affari interni dell’Ue. In agenda c’è l’incontro con il presidente Saied e il primo ministro, Hichem Mechichi.  Tra i punti all’ordine del giorno, anche il rafforzamento della lotta contro il traffico di migranti, i rimpatri e la lotta contro le cause profonde della migrazione. Ma tant’è: come ha ammesso anche la responsabile del Viminale, «le proposte contenute nel nuovo patto europeo per l’immigrazione e l’asilo non sono soddisfacenti per Italia». Ragione per cui il governo vuole «riattivare il patto di Malta». In tal senso, la Lamorgese ha annunciato la presentazione «a breve» di «un protocollo di intenti».

«Chi non ha titolo dev’essere rimpatriato»

Tuttavia, l’azione integrata degli organi di contrasto nazionali e delle agenzie europee resta, a giudizio del ministro, la prevenzione più efficace contro il «terrorismo» e le sue «possibili infiltrazioni nei flussi migratori». Lo confermano i 4mila controlli effettuati su altrettanti migranti nel periodo compreso da ottobre 2018 al 30 aprile scorso. Ma è sui rimpatri che la Ue non si vede. «Chi non ha titolo per entrare nel nostro Paese deve essere rimpatriato», ha detto il ministro. Facile a dirsi, ma non a farsi. La procedura, ha lamentato la Lamorgese, è troppo complessa. Da qui l’appello ad un «maggiore sforzo» della Ue. Non solo nella negoziazione dei nuovi accordi ma anche «nel sostenerne finanziariamente l’implementazione da parte degli Stati membri impegnati in tale esercizio».

 

 

 

 

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